A rischio dal 2027 gli interventi del Voucher socio sanitario per bambini e ragazzi con autismo

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A rischio dal 2027 gli interventi del Voucher socio sanitario per bambini e ragazzi con autismo

Da gennaio questi servizi potranno essere svolti solo da educatori socio-sanitari, figure oggi troppo poco diffuse. LEDHA, ANFFAS, Anmic e FAND chiedono alla Regione di aprire agli educatori socio-pedagogici, come prevedono le norme nazionali

 

Dal 1° gennaio 2027 centinaia di bambini e ragazzi con disabilità e autismo rischiano di perdere gli interventi educativi finanziati con il Voucher socio sanitario (ex Misura B1); le prime lettere di preavviso stanno già arrivando alle famiglie.

Una situazione già prevista e annunciata. Si tratta degli interventi condotti da enti gestori accreditati in favore di centinaia di bambini e ragazzi con disabilità e autismo, grazie alle risorse messe a disposizione da Regione Lombardia nel c.d. “Voucher socio sanitario" (ex Misura B1). Una misura inserita nel Piano Regionale per la Non Autosufficienza e finanziata dal Fondo Sanitario Regionale per incrementare l’offerta esistente di percorsi di accompagnamento all’autonomia, abilitativi/riabilitativi, di supporto e sostegno ai contesti di vita rivolti ai bambini e ragazzi con autismo e alle loro famiglie.

Fino all’anno scorso potevano essere coinvolti all’interno di questa attività anche gli “educatori professionali”. Ma con il nuovo Piano triennale per la Non Autosufficienza, approvato lo scorso giugno con DGR n.6320, questa possibilità viene riservata ai soli “educatori professionali socio-sanitari”.

Una presa di posizione che ha sollevato perplessità e proteste che hanno convinto la Giunta Regionale a rinviare al 2027 l’entrata in vigore di questa disposizione.

Ora però, in assenza di altre comunicazioni, gli enti gestori di questi interventi, di fronte a questa imminente scadenza, stanno informando le famiglie che questi interventi non potranno proseguire.

La ragione è semplice: al di là di tutto infatti, all’interno del mondo degli educatori professionali, già di per sé carente rispetto alle necessità, il numero di educatori “socio-sanitari” è esiguo e quindi gli interventi sono destinati a chiudere per mancanza di personale.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: il 20 giugno, pochi giorni dopo l’approvazione del Piano regionale, le principali realtà di terzo settore avevano lanciato l’allarme e chiesto alla Giunta Regionale di "estendere esplicitamente il riferimento tanto all’educatore professionale socio-sanitario quanto all’educatore professionale socio-pedagogico per tutte le tipologie di voucher e misure previste".

Una richiesta in sintonia con quanto previsto dalle norme nazionali che prevedono la piena operatività delle funzioni socio-educative nei servizi/presidi socio sanitari e più in generale della salute all’educatore professionale socio-pedagogico,

"Ci appelliamo oggi all’Assessore Bertolaso e all’Assessore Lucchini perché accolgano ora questa nostra richiesta", dichiarano Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità; Emilio Rota, presidente di Anffas Lombardi e Angelo Achilli, presidente di ANMIC Lombardia e di FAND Lombardia.

Le associazioni invitano anche le famiglie coinvolte a segnalare l’arrivo delle lettere di preavviso di sospensione del servizio, così da valutare per tempo eventuali forme di tutela del diritto alla cura dei loro figli. Questi i contatti:

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