... di buone intenzioni è lastricata la via dell’Inferno

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Il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato una riforma inserita nel nuovo Decreto Scuola approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 settembre 2026. Il provvedimento prevede l'addio all'obbligo di riscrittura e ridefinizione integrale annuale del PEI (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni con disabilità già frequentanti, introducendo un aggiornamento strutturale solo "al bisogno".

Tale provvedimento non è stato condiviso né con il movimento associativo, né con l’Osservatorio sull’inclusione scolastica e la Consulta delle associazioni. Si tratta, quindi, di un'iniziativa unilaterale del Ministero. Cosa cambia davvero per il PEI? L'intervento viene motivato dall’esigenza di tagliare passaggi burocratici considerati dal Ministero ripetitivi per le scuole e per le famiglie. Di conseguenza, pur restando fermo l’obbligo di redigere il PEI definitivo entro il mese di giugno per l'anno successivo, non sarà più obbligatorio per docenti e genitori rimettere in discussione l'intero impianto strutturale del documento ogni anno scolastico: l'aggiornamento e la modifica avverranno solo laddove si presentino nuove condizioni o esigenze educative e cliniche dell’alunno.

A questo punto la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che questo provvedimento risponda realmente ai bisogni degli alunni con disabilità? Oppure nasconde altri interessi? Una simile modalità non rischia di generare profili di discriminazione indiretta, vietata dalla Legge 67/2006?

Tra le motivazioni addotte dal Ministro c’è la spiegazione che, semplificando la procedura, l’assegnazione dei docenti specializzati sarebbe più rapida, permettendo alle scuole di coprire le cattedre fin dall'inizio dell'anno. Ma, se questo fosse vero, non si sarebbe dovuto intervenire sull’efficienza dell’organizzazione scolastica e sul reclutamento, piuttosto che cercare scorciatoie che rischiano di attenuare il diritto a un'inclusione scolastica di qualità?

Parallelamente, il decreto introduce il “fascicolo del docente” valido per l'intera carriera, presentato come uno strumento per ottimizzare la continuità didattica sul sostegno. Sul punto vorremmo comprendere meglio le implicazioni: la garanzia della continuità è una questione rilevante e fortemente sostenuta dalle famiglie, ma temiamo che le soluzioni proposte si traducano in mere rigidità gestionali. La digitalizzazione e la riduzione della burocrazia del PEI vengono presentate come un disegno complessivo per alleggerire il lavoro dei docenti e garantire efficienza didattica. Ma siamo sicuri che, nei fatti, non si assisterà a un ennesimo arretramento della qualità del sistema di inclusione scolastica?

Per questo motivo riteniamo necessario evidenziare che in tale provvedimento si nascondono concreti profili discriminatori ai sensi della Legge n. 67/2006 (“Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”). Numerose pronunce della Cassazione e dei Tribunali hanno stabilito che la compressione del diritto all'istruzione o la mancata corrispondenza tra i bisogni reali e le ore di sostegno configurano una discriminazione indiretta. Lo stop alla revisione annuale obbligatoria e i nuovi meccanismi di deroga introdotti dal decreto rischiano di configurare una prassi apparentemente neutra che mette la persona con disabilità in una posizione di svantaggio. A nostro avviso questa misura va in direzione opposta alla logica del Progetto di Vita, che richiede continuità di valutazione e dinamicità, non certo la "cristallizzazione" dei sostegni. Diradare l'obbligo di revisione e permettere approvazioni "unilaterali" per evitare lo sforamento dei termini rischia di far venir meno l'alleanza con i servizi sanitari e territoriali, trasformando il GLO in un mero adempimento d'ufficio. In buona sostanza, con questo provvedimento:

  • non si tiene in debito conto l’evoluzione dell'alunno: l’età evolutiva è per definizione dinamica. Limitare l'aggiornamento del PEI ai soli casi di "sopravvenute condizioni" rischia di cristallizzare un piano educativo basato su una fotografia vecchia anche di due o tre anni, non rispondendo più ai bisogni reali e attuali dell'alunno.

 

  • si compromette la progettazione didattica e la valutazione degli apprendimenti: l'assenza di una rimodulazione annuale approfondita rischia di "congelare" gli obiettivi educativi e i criteri di valutazione, impedendo di calibrare le verifiche e le griglie didattiche sulle reali tappe di sviluppo raggiunte dall'alunno e ledendo il suo diritto a un percorso di apprendimento personalizzato.

 

  • c'è il concreto rischio di un blocco delle risorse per motivi di bilancio: il decreto introduce il principio secondo cui, nel passaggio da un anno all'altro, viene valutato in via prioritaria il mantenimento delle ore dell'anno precedente, ma inserisce la clausola "fatta salva l’assegnazione dell’organico".

Questo “scudo burocratico” potrebbe spingere le amministrazioni scolastiche e gli enti locali a congelare gli organici o a non rimodulare i servizi al rialzo per mere ragioni di bilancio.

Ricordiamo che, secondo la giurisprudenza consolidata, l'utilizzo di motivazioni organizzative o economiche per ridurre o non adeguare i servizi di sostegno integra pienamente la discriminazione ai sensi della Legge 67/2006.

 

  • si agisce in danno delle famiglie con un'inversione dell'onere: senza una scadenza fissa e automatica che imponga la totale ridiscussione del PEI, l'attivazione della procedura di modifica e di aumento delle ore graverà quasi interamente sull'iniziativa delle famiglie o sulla sensibilità dei singoli consigli di classe, aumentando le disparità tra chi ha gli strumenti culturali e legali per pretendere l'aggiornamento e chi no.

Ovviamente sarà determinante analizzare il testo definitivo del decreto-legge in Gazzetta Ufficiale e i successivi decreti attuativi per poter esprimere un parere ancora più puntuale, ma, per quanto al momento è dato sapere, il nostro giudizio non può che essere critico.

C’è, infatti, il concreto rischio che, al di là delle “buone intenzioni” del Ministro, il tutto si traduca in una stagnazione dei sostegni per meri motivi di risparmio, nell'inevitabile peggioramento della qualità del sistema inclusivo, in un aggravio per le famiglie e nell'attuazione di un'autentica ed ennesima discriminazione a danno degli alunni e degli studenti con disabilità.

Scusate se è poco!

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