'Suo figlio è da centro diurno': le troppe cose nell’autismo che si danno per scontate

Tratto da 

di Fabrizia Rondelli*

«Dare per scontato che qualcuno non sappia fare qualcosa – scrive Fabrizia Rondelli – è il più grosso errore che si possa fare nella vita di una persona e a maggior ragione nella vita di una persona autistica. In realtà tutto dipende dalla nostra convinzione che ogni essere umano sia dotato di capacità le quali, se valorizzate, possono diventare una risorsa per la comunità intera. E la storia di Fabrizio, a suo tempo ritenuto “candidato perfetto per il centro diurno”, ne è la prova vivente»

Le mani della foto qui a fianco, in cui sta versando dell’olio in un barattolo, sono quelle di mio figlio Fabrizio Landini, classe 1995, diagnosticato nel 1998 come “psicotico con grave ritardo mentale”. Solo successivamente, dopo 18 anni, la diagnosi al compimento della maggiore età è stata modificata ed è diventato un autistico a tutti gli effetti (e per fortuna non psicotico – aggiungo io), e come tutti gli autistici non verbali è stato estromesso dalla categoria “puoi fare qualcosa”, diventando immediatamente un candidato per il centro diurno.
Perché racconto questa storia? Il motivo è molto semplice: perché spesso nell’autismo si danno per scontate molte cose, anzi troppe, e se non avessi incontrato le persone giuste che hanno scelto di investire su di lui, sarebbe finito davvero in un centro diurno dove le prospettive di lavoro sono inesistenti.

La prova che Fabrizio è in grado di fare qualcosa con le proprie mani in maniera autonoma è rappresentata poi dalla successiva immagine in cui chiude un barattolo appena riempito di passata di pomodoro. Bisogna guidarlo, confermo che bisogna seguirlo molto all’inizio, ma in buona sostanza anche se “non parla” può fare.

Se avessi ascoltato le persone “sbagliate”, ora non sarebbe in questo laboratorio di trasformazione alimentare denominato La Banda dell’Ortica, insieme a Emanuela e ai suoi colleghi di lavoro: Axel, Matteo, Franco e Rese.
Dare per scontato che qualcuno non sappia fare qualcosa è il più grosso errore che si possa fare nella vita di una persona e a maggior ragione nella vita di una persona autistica. A volte – è brutto dirlo e scriverlo -, per comodità e per sopravvivenza si scelgono le vie più facili e meno impegnative dal punto di vista educativo e umano. Perché, diciamocelo francamente, educare nell’autismo è un bell’impegno ed essere ricambiati facendoci educare a nostra volta lo è ancora di più.
Il problema non sono le persone autistiche, ma quanto noi siamo in grado di insegnare, quanto impegno fiducia e costanza ci mettiamo nella nostra attività educativa. Dipende tutto dalla nostra convinzione che ogni essere umano sia dotato di capacità le quali, se valorizzate, possono diventare una risorsa per la comunità intera. E nel video disponibile a questo link, Fabrizio ne è la prova vivente.

Spero quindi che il breve racconto di questa esperienza possa essere utile a tutte quelle famiglie che sono ancora alla ricerca di una speranza, della possibilità di dare al proprio figlio un futuro dignitoso e ricco di conoscenza. Non rassegnatevi, e vedrete che prima o poi la capacità di vostro figlio o figlia si svelerà. Ma voi dovete essere i primi a crederci!

*Coordinatrice della Fondazione Oltre il Blu.

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