Per restituire alle persone i diritti, ma anche la dignità: il libro 'Disabilità e discriminazione'

Tratto da 

di Salvatore Nocera*

«Nel parlare del libro “Disabilità e discriminazione” di Alberto Fontana e Laura Abet – scrive Salvatore Nocera – mi piace concludere così come i suoi autori: «“Nel lavoro del Centro Antidiscriminazione  abbiamo assistito a diritti negati non per mancanza di norme, ma per assenza di volontà, di competenze, di sensibilità istituzionale. Proprio per questo, ogni volta che abbiamo intrapreso un’azione, lo abbiamo fatto per restituire alla persona non solo un diritto, ma anche la dignità che quel diritto rappresenta”»

È stato pubblicato qualche mese fa dall’editore La Vita Felice di Milano il libro Disabilità e discriminazione, a firma di Alberto Fontana e Laura Abet [se ne legga anche la nostra presentazione a questo link, N.d.R.]. Il titolo può trarre in inganno, facendo pensare a una rassegna giurisprudenziale, ma, guardando il sottotitolo, Conoscere, Riconoscere e Agire, si intuisce che oltre alla rassegna – pure molto importante – ci sia assai di più. E infatti, come evidenzia nella prefazione Giuseppe Guzzetti, già presidente della Regione Lombardia, senatore della Repubblica, presidente della Fondazione Cariplo e, da ultimo, presidente dell’ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio), «Il cuore del libro è qui: i diritti non sono un elenco astratto, ma possibilità concrete di partecipare alla vita della società» (pagina 7). E non poteva essere diversamente, dal momento che gli autori sono persone impegnate a fondo nell’inclusione delle persone con disabilità.
Alberto Fontana è già stato a lungo presidente nazionale della UILDM (Unione Italiana per la Lotta alla Distrofia Muscolare), e l’avvocata Laura Abet è la responsabile e la forza propulsiva del Centro Antidiscriminazione della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH -Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). Lo stesso Centro Antidiscriminazione è intitolato a Franco Bomprezzi, grande giornalista con disabilità purtroppo prematuramente scomparso, che scrisse a suo tempo il Decalogo della buona informazione sulla disabilità, molto utilizzato nel mondo giornalistico.

Il libro esce dopo il 10° anno di fondazione del citato Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi e la presenza di tanti nomi illustri intorno ad esso dà il senso della sua importanza; ne suggerisco quindi senz’altro la lettura, oltre che alle famiglie, anche ai docenti, agli operatori scolastici, e ai colleghi avvocati. Esso, infatti, dapprima presenta il perché della necessità di conoscere la normativa antidiscriminatoria nei confronti delle persone con disabilità, e cita in proposito la “teoria della capacità” di Amartya Sen, economista e filosofo indiano, «che sostiene l’importanza di valutare le condizioni di vita delle persone non solo in termini economici, ma anche in base alle “capacità” intese come le opportunità concrete che la società offre e le possibilità concrete di scegliere tra diverse vite possibili e quindi di realizzare il proprio potenziale e di vivere una vita degna e significativa” (pagina 19).
Vengono quindi esposte in modo piano e comprensibile, specie alle famiglie che non siano molto esperte in campo legale, le principali tematiche affrontate dal Centro Antidiscriminazione della LEDHA, precedute dalla sintesi della relativa normativa, con particolare evidenza data alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18 del 2009, focalizzandosi su alcuni temi esemplari: l’accessibilità, l’inclusione scolastica, la vita indipendente e l’inclusione sociale in Lombardia, la discriminazione intersezionale e il lavoro.
In dieci anni, il Centro Antidiscriminazione ha affrontato quasi 10.000 interventi, comprensivi di consulenze specialistiche, assistenza stragiudiziale, e pochi interventi giudiziali. In ogni capitolo concernente ciascuno degli argomenti sopra indicati, viene esposta con semplicità la normativa di riferimento e, quindi, si narrano alcune esperienze risolte con Sentenze favorevoli ottenute dallo stesso Centro Antidiscriminazione.
Giustamente si osserva che l’accessibilità è il diritto fondamentale per l’esercizio di tutti gli altri diritti, e che essa non riguarda solo quella fisica, ma anche quella digitale e tecnologica: siti web, applicazioni, dispositivi e servizi online hanno oggi un ruolo sempre più pervasivo nella vita quotidiana e devono essere progettati secondo i princìpi dell’Universal Design, così da risultare fruibili da tutte le persone, comprese quelle con disabilità, senza bisogno di adattamenti successivi.

Passando alla scuola, il Centro è stato quello che più di tutti ha utilizzato la Legge antidiscriminatoria n. 67 del 2006, che normalmente costituisce da sola circa un terzo del lavoro complessivo svolto.
Quanto all’assistenza, la LEDHA prima e il Centro Antidiscriminazione poi, sono riusciti ormai a consolidare la giurisprudenza sul principio che nella contribuzione delle persone con disabilità alle spese per la fruizione dei servizi sociali si debba tenere in considerazione non l’ISEE familiare, come di solito avveniva (ovviamente più elevato e quindi escludente dai benefìci la persona con disabilità), ma esclusivamente quello della sola persona con disabilità, come soggetto autonomo.
E ancora, rispetto alla vita indipendente, la LEDHA, con la consulenza del proprio Centro Antidiscriminazione, è riuscita a formulare e a fare approvare dal Consiglio Regionale della Lombardia la Legge Regionale 25/22, che ha anticipato di due anni il Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, rivelandosi per taluni aspetti più puntuale di quest’ultimo.

Una parte veramente significativa del libro per la sua novità è quella concernente l’uso della lente della discriminazione intersezionale, in particolare delle donne con disabilità, che è frutto anche di una forte sensibilità maturata in seno alla LEDHA e alle Associazioni ad essa aderenti, al punto che si è costituito in seno alla Federazione il Gruppo LEDHA Donne. Il Centro Antidiscriminazione ha realizzato tra l’altro il progetto Artemisia, intitolato alla famosa pittrice Artemisia Gentileschi che, violentata da un collega del padre, invece di soccombere, reagì, divenendo una delle più famose artiste del Seicento. Come Artemisia, molte donne con disabilità sono esposte a un rischio di violenza più elevato e, al tempo stesso, incontrano ostacoli specifici nell’accedere alla protezione: i Centri Antiviolenza chiamati ad accoglierle sono infatti ancora troppo spesso fisicamente inaccessibili. Per questo l’attenzione del Centro Antidiscriminazione della LEDHA si è rivolta in primo luogo a garantire l’accessibilità fisica degli stessi Centri Antiviolenza – condizione preliminare perché una donna con disabilità possa varcarne la soglia – e, quindi, al sostegno di alcuni casi per fare uscire le donne dalla condizione di oppressione ed emarginazione in cui vivevano.

Nel campo della discriminazione nel mondo del lavoro, il Centro Antidiscriminazione ha realizzato, tra i primi in Italia, alcuni significativi punti fermi in campo giudiziario. Si dà atto, ad esempio, di un processo per una diffamazione online subita da un’avvocata presa di mira nell’esercizio delle sue funzioni da taluni a causa della sua “acondroplasia” (bassa statura). Il Centro si è costituito parte civile nel processo penale, riuscendo ad ottenere non solo la condanna dei diffamatori a una pena di dodici mesi di reclusione, superiore di un terzo a quanto richiesto dal Pubblico Ministero, ma ottenendo addirittura, oltre al risarcimento del danno all’interessata, anche un risarcimento in proprio, in quanto Associazione che tutela i diritti delle persone con disabilità.
Ha ottenuto anche, tra i primi in Italia, il riconoscimento che il congedo retribuito di due anni spettante ai genitori di una persona con disabilità sia un diritto riconosciuto anche per un secondo figlio, se questi si trova in condizione di disabilità. Su questi orientamenti, poi, la giurisprudenza, addirittura quella della Corte Costituzionale, ha ulteriormente allargato i princìpi, consentendolo anche ai figli, e ai parenti entro il terzo grado, che assistono persone con disabilità.

Come si vede, questo libro, in appena 116 pagine, condensa il frutto di un lavoro molto significativo svolto nella Regione Lombardia dalla LEDHA tramite il proprio Centro Antidiscriminazione, che è diventato ormai un punto valido di riferimento, tanto che dal 2023 annualmente collabora alla redazione di un rapporto annuale sulle Sentenze che in Italia riguardano le persone con disabilità, curato dall’Osservatorio Giuridico Permanente Human Hall dell’Università degli Studi di Milano, coordinato dal professor Giuseppe Arconzo.
Per tutto ciò mi piace concludere con le stesse parole delle conclusioni degli autori del libro: «Nel lavoro del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, abbiamo visto quotidianamente ogni sorta di discriminazione. Abbiamo assistito a diritti negati non per mancanza di norme, ma per assenza di volontà, di competenze, di sensibilità istituzionale. Proprio per questo, ogni volta che abbiamo intrapreso un’azione – legale, culturale o di mediazione – lo abbiamo fatto per restituire alla persona non solo un diritto, ma anche la dignità che quel diritto rappresenta» (pagina 115).

*Il presente contributo è già apparsa in «La Tecnica della Scuola» e viene qui ripreso, con diverso titolo e una serie di modifiche dovute al differente contenitore, per gentile concessione.

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