«Un momento fondamentale della mia formazione – racconta Salvatore Nocera, in questa intervista di Maurizio Cocchi – è stato il liceo classico, dove una professoressa molto intelligente mi sedeva accanto durante le versioni di latino e greco, con il vocabolario sulle ginocchia, e mi diceva: “Dimmi il paradigma del verbo che ti serve e io ti leggo tutto il contenuto, ma se me li dici sbagliati, resto zitta”. Quell’approccio mi ha aiutato enormemente a essere autonomo, a non fare affidamento sul pietismo altrui e a cercare di arrangiarmi secondo le mie reali capacità»
Professor Nocera, presentarla degnamente è un’impresa difficile perché la sua vita e la sua carriera sono estremamente ricche. Le chiedo quindi di raccontarcele lei stesso.
«Sono nato a Gela, in Sicilia. All’età di 4 anni, a causa di una malattia, ho perduto la vista all’occhio destro, mentre al sinistro mi è rimasto un residuo visivo molto ridotto, circa un ventesimo. Nonostante ciò, ho sempre studiato insieme ai miei compagni vedenti; non potendo leggere direttamente, venivano loro a casa mia o andavo io da loro.
Un momento fondamentale della mia formazione è stato il liceo classico. Ho avuto la fortuna di incontrare una professoressa molto intelligente che durante le versioni di latino e greco, sedeva accanto a me con il vocabolario sulle ginocchia. Mi diceva: “Dimmi il paradigma del verbo o il nominativo della parola che ti serve e io ti leggo tutto il contenuto. Ma se me li dici sbagliati, io resto zitta”. Questo approccio mi ha aiutato enormemente a essere autonomo, a non fare affidamento sul pietismo altrui e a cercare di arrangiarmi secondo le mie reali capacità».
Questo percorso l’ha portata fino all’università. Lei è laureato in Giurisprudenza, giusto?
«Sì, mi sono laureato in Giurisprudenza a Roma e ho ottenuto l’abilitazione all’avvocatura. Per un periodo ho esercitato la professione, occupandomi di legislazione scolastica, ma il mio interesse principale era l’inclusione delle persone con disabilità. Per questo, nel 1982, sono entrato al Ministero dell’Istruzione, presso l’Ufficio Studi. Posso dire che quasi tutta la normativa prodotta dall’82 al 2000 sia passata anche sotto le mie mani.
In quegli anni, oltre all’impegno ministeriale, ho partecipato come cofondatore alla creazione della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). All’interno della Federazione sono stato vicepresidente nazionale, poi presidente del Comitato dei Garanti e ancora oggi continuo a occuparmene attivamente».
Nel corso della sua lunga carriera, tra Ministero e associazionismo, come si è trovato a collaborare con i colleghi?
«Mi sono sempre trovato molto bene. Ho avuto ottimi rapporti con i compagni di scuola, con i colleghi insegnanti e con quelli del Ministero; abbiamo collaborato proficuamente per molti anni. Anche oggi, all’interno della FISH e con le varie Associazioni, il clima è di grande collaborazione: ricevo richieste di chiarimenti o segnalazioni di problemi e lavoriamo insieme per risolverli.
In passato viaggiavo moltissimo per convegni e incontri, muovendomi autonomamente grazie all’assistenza ferroviaria e aerea. Oggi, data l’età e la perdita totale della vista, mi sposto meno, ma grazie ai mezzi tecnologici riesco a restare in contatto con tutti».
Lei ha scritto numerosi volumi e un’infinità di articoli. Come si è evoluto il suo rapporto con la scrittura e la tecnologia?
«Inizialmente usavo la macchina da scrivere, il che rendeva le correzioni molto complesse. Il computer è stato per me “un amico fondamentale”. Devo ringraziare un carissimo amico, purtroppo scomparso, Giulio Nardone, fondatore dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), che mi ha iniziato all’uso dei primi computer, tramite la sintesi vocale.
Per quanto riguarda le pubblicazioni, ho collaborato con docenti di chiara fama come Andrea Canevaro e Dario Ianes. Oggi scrivo meno libri ma molti più articoli, tra l’altro proprio per Superando, la rivista in web edita dalla FISH, che sta ospitando questa intervista. Mi occupo soprattutto di attualità normativa e denuncio spesso l’inerzia delle Istituzioni, come nel caso del mancato rinnovo dell’Osservatorio Scolastico Ministeriale sull’Inclusione, che avrebbe estrema necessità di tornare a operare».
Passando a un aspetto più personale, lei è stato sposato?
«Sì, mi sono sposato a 30 anni, dopo avere vinto il concorso per docente di diritto. Io, come ho detto, sono siciliano, mentre mia moglie era friulana. Ci eravamo conosciuti a Roma e la prima cosa che lei mi disse quando decidemmo di sposarci fu: «Bada bene che tu sposi una moglie, non un’infermiera!». Quello fu un punto fondamentale di rispetto dei ruoli. Noi persone con disabilità, infatti, corriamo il rischio di considerare il coniuge come un assistente, invece tra noi tutto andò liscio proprio per questa chiarezza iniziale. Abbiamo avuto una figlia e oggi sono nonno di un ragazzo di 14 anni, che seguo volentieri proprio nello studio del latino e del greco al liceo».
*Salvatore “Tillo” Nocera, firma di Superando sin dall’avvio del nostro giornale, si occupa da oltre cinquant’anni della normativa scolastica sull’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità. È stato tra l’altro fra i fondatori della FISH (allora Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, oggi Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nella quale ricopre attualmente il ruolo di Presidente del Comitato dei Garanti; da molto tempo, inoltre, collabora anche con l’Osservatorio Scolastico dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Maurizio Cocchi è pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità e anch’egli firma di Superando (info@mauriziococchi.net). Entrambi sono persone con disabilità, rispettivamente visiva e motoria.

