Prendendo spunto dal contemporaneo evento “Prima Persona Plurale” di Torino, il 4 e 5 maggio la Fabbrica del Vapore ospiterà la prima edizione milanese di un Festival della Vita Indipendente, due giornate aperte alla cittadinanza, a partecipazione gratuita, animate dalle storie e dal protagonismo diretto delle persone con disabilità, con il principale obiettivo di trasformare quelle storie individuali in patrimonio collettivo
Il 4 e 5 maggio prossimi sarà la Fabbrica del Vapore ad ospitare la prima edizione milanese di un Festival della Vita Indipendente, due giornate aperte alla cittadinanza, a partecipazione gratuita, animate dalle storie e dal protagonismo diretto delle persone con disabilità. Nemmeno in questo caso la scelta della data – così come per la manifestazione Prima Persona Plurale di Torino, promossa dalla Fondazione Time2 e dalla quale questo Festival prende spunto (se ne legga sulle nostre pagine) – è casuale: il 5 maggio, infatti, sarà la Giornata Europea della Vita Indipendente, e inoltre, come ricordano i promotori dell’evento milanese, «questo 2026 segna il decennale della Legge 112/16 (la cosiddetta “Legge sul Dopo di Noi”), norma che per prima ha riconosciuto il diritto delle persone con disabilità a costruire percorsi di vita autonoma al di fuori del nucleo familiare d’origine».
«La Legge 112/16 – sottolineano dalla Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), una delle tante organizzazioni che collaborano al Festival – ha avuto il grande merito di portare al centro del dibattito pubblico il tema del “Dopo di Noi”: cosa accade cioè alle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare, quando i genitori non ci sono più. Era da lì che bisognava partire, e quella norma ha rappresentato il primo strumento normativo accompagnato da fondi reali per costruire percorsi di vita alternativi all’istituzionalizzazione. La Legge 112/16 ha dato quindi centralità al tema del “Dopo di Noi”, mettendo le persone con disabilità nella condizione di iniziare a costruire percorsi di vita autonoma mentre i loro genitori sono ancora in vita, per prepararsi al momento in cui non ci saranno più». «Da allora – spiega Roberto Morali, direttore della LEDHA Milano, altra organizzazione che collabora al Festival – si sono attivate molte iniziative e questo ha smosso qualcosa di profondo nelle persone. Per la prima volta, infatti, molti hanno potuto toccare con mano cosa significava vita indipendente, sperimentando un’alternativa concreta all’istituzionalizzazione».
«Le sperimentazioni messe in atto in questi dieci anni – proseguono dalla LEDHA – e l’attività di sensibilizzazione svolta dalle Associazioni hanno cambiato il modo stesso di porre la domanda: non più “che cosa succederà quando i miei genitori non ci saranno più”, ma qualcosa di più radicale, ossia “che cosa voglio dalla mia vita, adesso!”. Un cambiamento culturale che ha trovato risposta anche sul piano normativo: infatti, la Legge Regionale della Lombardia 25/22 sulla vita indipendente e a livello nazionale il Decreto Legislativo 62/24, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, hanno ampliato il quadro di riferimento, riconoscendo la vita indipendente non più come misura eccezionale, ma come prospettiva ordinaria di politica sociale, cambiando tutto: dalla gestione del rischio, alla costruzione di un progetto di vita, dall’assistenza come risposta emergenziale, all’autonomia come diritto ordinario».
«Oggi – afferma Laura Belloni, direttrice della Fondazione Idea Vita, che ha promosso il Festival – non parliamo più di vita indipendente come rimedio a una situazione d’emergenza, ma mettiamo al centro i desideri e i progetti delle persone con disabilità, che iniziano a costruire il proprio percorso di vita al di fuori dalla famiglia d’origine».
«Eppure – ricordano dalla LEDHA – i numeri raccontano ancora una distanza enorme tra quella visione e il sistema che esiste. In Lombardia, dopo dieci anni, sono attivi circa 500 progetti di vita indipendente, a fronte di circa 4.300 posti in RSA (Residenze Sanitarie Assistite) e oltre 6.000 posti nei CDD (Centri Diurni Disabili). I servizi tradizionali, infatti, continuano, nel complesso, a operare secondo le stesse modalità di sempre. Un segnale positivo è arrivato per altro dal Comune di Milano, che con una Determina del 2024 ha introdotto “un modello innovativo per l’inclusione abitativa” capace di trasformare il sistema delle Unità di Offerta. Una sperimentazione che punta a diventare possibilità diffusa e motore di cambiamento verso la deistituzionalizzazione».
«Il Festival della Vita indipendente – concludono dalla Federazione lombarda – nasce esattamente qui: come momento pubblico di restituzione di quel percorso. È l’occasione per rendere visibile, alla città, alle istituzioni, all’opinione pubblica, cosa è stato fatto, cosa funziona, cosa ancora non basta, per trasformare cioè le storie individuali in patrimonio collettivo». (S.B.)
A questo link è disponibile il programma completo del Festival. Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@ledha.it.

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