Lombardia, disabili gravissimi nel limbo: la burocrazia ferma il diritto all’assistenza

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Il ritardo nell'approvazione definitiva del nuovo Piano Non Autosufficienza ha portato la giunta lombarda a bloccare tutte le nuove domande per accedere alla "Misura B1", il contributo economico per disabili gravissimi che viene generalmente usato per pagare un assistente. La Regione, reputando di non potersi esporre con risorse di cui non ha certezza, ha prorogato fino al 30 giugno le misure già in essere. Ma chi ha visto peggiorare di recente le proprie condizioni non può presentare domanda. La protesta delle associazioni

di Davyd Andriyesh

In Lombardia, il sistema di sostegno alla disabilità gravissima è precipitato in uno stallo pericoloso. Nonostante si tratti di vite fragili e bisogni assistenziali estremi, per moltissime famiglie il tempo si è fermato allo scorso autunno, quando la Regione ha bloccato la possibilità di presentare nuove domande per la Misura B1, il programma di sostegno economico rivolto a persone con disabilità gravissima e non autosufficienti.

Il muro del Piano Nazionale

Il paradosso ha le sue radici a Roma ed è legato ai ritardi nell’approvazione del Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027. Sebbene la Conferenza unificata abbia dato il via libera circa due settimane fa, mancano ancora alcuni passaggi perché il piano sia formalmente approvato e poi quindi operativo. Senza la firma finale del Piano da parte dei ministri, le Regioni restano “in ostaggio”: la Lombardia tiene congelate le nuove richieste (circa 1.000 l’anno) poiché – dice – non ha certezze sulle coperture finanziarie ministeriali. Un blocco iniziato il 31 ottobre 2025.

Le contromisure del Pirellone 

Per rispondere alla situazione critica, la strategia adottata dal Pirellone attraverso la delibera n. XII/5926 del 30 marzo 2026 si muove su un doppio binario, dando la priorità alla protezione di chi è già assistito.

Da un lato, la Regione ha creato uno “scudo” per tutelare le persone già in carico al 31 dicembre 2025, garantendo loro una proroga della continuità assistenziale per la Misura B1 fino al 30 giugno 2026. Per rendere operativo questo provvedimento senza attendere lo sblocco dei fondi nazionali per il triennio 2025-2027, la Giunta ha dato mandato di attingere alle risorse residue già disponibili presso le casse di Ats e Ambiti Territoriali. Oltre al contributo economico, questa manovra assicura che non vengano interrotti i servizi di assistenza diretta, fondamentali per sostenere il peso delle cure quotidiane affrontato dai caregiver e dalle famiglie.

Dall’altro lato, però, il nodo dei nuovi accessi rimane la nota più dolente e rigida del provvedimento. La delibera mette nero su bianco che le porte restano chiuse per i nuovi richiedenti: nonostante le forti sollecitazioni delle associazioni per un intervento d’urgenza, il testo specifica che chi ha subito un aggravamento recente potrà presentare domanda solo dopo l’approvazione ufficiale e il relativo sblocco dei fondi del Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027.

In sintesi, se da una parte la Lombardia è riuscita a proteggere i diritti di chi è già nel sistema, dall’altra non è ancora in grado di offrire una risposta a quel “limbo” in cui versano centinaia di famiglie. Si stima infatti che, a causa di questo blocco, tra i 300 e i 400 potenziali beneficiari siano attualmente esclusi dai percorsi assistenziali, proprio nella fase di maggiore fragilità clinica e necessità di supporto.

Le voci del Terzo Settore: l’appello per un intervento d’urgenza

Il 1° aprile 2026, le principali realtà associative hanno inviato una lettera formale all’assessora Elena Lucchini, definendo la situazione dei nuovi esclusi come non più sostenibile. Le associazioni chiedono un provvedimento d’urgenza che anticipi le risorse nazionali per consentire l’avvio immediato dei percorsi valutativi.

L’appello è sostenuto da una rete vastissima: Valeria Negrini (Forum Terzo settore e Confcooperative), Alessandro Manfredi (Ledha), Angelo Achilli (Fand), Emilio Rota (Anffas), Sebastian Turla (Uildm), insieme a realtà come Acli, Agesci, AiBi, Aics, Anteas, Anpas, Ancescao, Arci, Asc, Banco Alimentare, Auser, Avis, Campagna per la Salute Mentale, Ceal, Ciai, Cnca, Cri, Csi, Compagnia delle Opere, Fondazione art.49, LegaCoop, Legambiente, Movimento Consumatori, Sos Villaggi dei Bambini, Cesare Pozzo, Unoli, Uisp e Uneba.

Alessandro Manfredi, presidente Ledha, spiega che «stiamo parlando di uomini e donne con bisogni di sostegno molto elevati, che restano privi di interventi essenziali. La situazione è critica perché il blocco non colpisce solo un contributo economico, ma il diritto stesso alla cura. Non si può attendere che la burocrazia faccia il suo corso quando ci sono famiglie che affrontano aggravamenti clinici quotidiani senza alcun supporto istituzionale».

Per Valeria Negrini, portavoce Forum Terzo settore Lombardia, «l’obiettivo è evitare che la burocrazia diventi un ostacolo insormontabile al diritto alla cura. Il protrarsi dei tempi di approvazione della normativa nazionale e regionale ha creato una situazione non più sostenibile per le persone con disabilità e i loro familiari. Chiediamo alla Regione di farsi interprete di questo disagio presso il Governo e, nel frattempo, di assumere un provvedimento che permetta l’avvio dei percorsi valutativi necessari all’erogazione dei sostegni».

«Siamo seriamente preoccupati per le tempistiche: i fondi necessari alla B1 sono in ritardo di molti mesi rispetto alle necessità reali. Non si può “congelare” la vita delle persone in attesa di un Piano nazionale», afferma Emilio Rota, presidente di Anffas Lombardia. «La proroga per chi è già in carico è un passo positivo che abbiamo apprezzato, ma non possiamo accettare che chi ha bisogno di entrare nel sistema oggi trovi le porte sbarrate a causa di ritardi normativi».

«La B1 è un fondo che eroga un contributo fondamentale alle famiglie con persone gravissime, come nel caso di chi vive con una tracheotomia. Poiché il ministero non ha ancora approvato definitivamente il Fondo Non Autosufficienza, le regioni non hanno certezze sulle coperture», riepiloga Marco Rasconi, consigliere nazionale Uildm. «Questo blocco sta colpendo duramente chi ha avuto un aggravamento recente, penso specialmente all’interno della comunità delle persone con malattie neuromuscolari. Senza queste risorse, che garantiscono la permanenza a domicilio ed evitano l’ospedalizzazione, molte famiglie restano private delle tutele minime necessarie alla propria dignità».

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