Progetto di vita e Spazio Bianco: proviamo a pianificare un futuro inclusivo

Negli ultimi anni il concetto di “Progetto di Vita” ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle politiche sociali e nei servizi rivolti alle persone con disabilità. Non si tratta solo di garantire assistenza o risposte ai bisogni immediati, ma di accompagnare ogni persona in un percorso personalizzato che tenga conto dei desideri, delle aspirazioni, delle capacità e delle scelte individuali. All’interno di una cornice sociale in continua evoluzione, presso la Cooperativa Sociale L’Aliante di Seregno, a settembre 2024 nasce il laboratorio Spazio Bianco.

L’Aliante, mediante Spazio Bianco dà vita a un altro passo concreto per l’applicazione della legge regionale 25/22 e per riconoscere la persona con disabilità nella sua piena integrità. Nonostante questo sia al centro della mission del servizio da oltre trent’anni, questo progetto rappresenta un modo nuovo e tangibile di mettere in pratica i valori che guidano la Cooperativa. Un mirato percorso di formazione ha permesso alle educatrici professionali di progettare il laboratorio Spazio Bianco, mettendo al centro le persone con disabilità, valorizzando i loro vissuti, i loro diritti e le loro abilità, trasformando così ogni attività in un’occasione di protagonismo reale nella stesura del proprio Progetto di Vita[1].

 Desidero, quindi posso

Il laboratorio, composto da sei persone con disabilità e quattro educatrici, si articola in diverse fasi e l’obiettivo principale è quello di far emergere i reali desideri delle persone con disabilità e fare in modo che riescano ad esprimerli, nonostante le frustrazioni, le limitazioni e i pregiudizi che si trovano a dover affrontare nella vita reale di tutti i giorni. Il principio cardine su cui si fonda il progetto è quello dell’autodeterminazione, riconoscendo a ogni individuo il diritto di scegliere come formarsi, come vivere, lavorare e partecipare alla vita della comunità. Le persone con disabilità non sono destinatarie passive di interventi, ma partecipano in modo diretto a tutte le fasi del percorso: dalla definizione degli obiettivi personali alla realizzazione concreta delle azioni previste. Questo le rende autodeterminate!

Dall’avvio del laboratorio, per un intero anno si è lavorato per rafforzare la consapevolezza del concetto che ogni essere umano è portatore di diritti universali e che la condizione di disabilità non può e non deve metterne in discussione il pieno riconoscimento. Si è creato uno spazio di riflessione e confronto, nel quale ogni persona ha potuto riconoscere la propria unicità e il proprio ruolo di cittadino attivo, portatore di diritti e doveri. Sulla base di questo percorso condiviso verrà elaborato il Progetto di Vita Personalizzato, che può includere diversi ambiti: autonomia abitativa, inserimento lavorativo, formazione, relazioni sociali, tempo libero e partecipazione culturale. Nel concreto, questi temi sono stati affrontati attraverso attività costruite in modo partecipato. A ogni incontro il gruppo sceglie insieme l’argomento da approfondire, che viene poi esplorato mediante ricerche sul web, analisi di testi di canzoni e momenti di confronto a partire dalle esperienze quotidiane di ciascuno. Ogni persona ha, inoltre, la possibilità di ampliare la propria capacità d’espressione e d’ascolto dell’altro. Da qui nascono riflessioni su aspetti molto concreti della vita di tutti i giorni: ciò che si riesce a fare in autonomia, le situazioni in cui è necessario un supporto, quanto ci si sente ascoltati in famiglia e nei contesti sociali in cui si vive.
La fase successiva di questo percorso all’interno del laboratorio sarà quella di leggere, analizzare e contestualizzare la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, al fine di ampliare la loro capacità di difesa dalle discriminazioni. Oltre a sapere cosa contiene questo importante documento, si mira soprattutto a fornire gli strumenti concreti per vivere una vita piena e autonoma.
Tutto il materiale utilizzato all’interno del laboratorio viene progettato e messo a disposizione della persona con disabilità attraverso un linguaggio semplice e chiaro, in modo tale da poterlo rendere accessibile a tutti e limitare i possibili fraintendimenti. Inoltre, si crea un clima di reale parità tra educatrici e persone con disabilità, in cui tutti partecipano azzerando ruoli e gerarchie per costruire un’esperienza condivisa.

La famiglia: cuore del progetto di vita

Affinché il progetto sia efficace è fondamentale la collaborazione delle famiglie, delle istituzioni e degli enti del terzo settore. Spazio Bianco offre alle famiglie delle persone coinvolte la possibilità di confrontarsi tra loro venendo aiutate a prendere coscienza di essere il primo luogo in cui trovare supporto e aiuto per superare le barriere e, soprattutto, in cui è possibile creare opportunità per l’inclusione e l’autonomia. La famiglia può fare la differenza nella vita di una persona con disabilità aiutandola a raggiungere i propri obiettivi e vivere una vita piena e soddisfacente. La famiglia è un sostegno emotivo e psicologico, essenziale per la persona con disabilità per affrontare le sfide quotidiane. Le famiglie sono coloro che conoscono meglio di tutte le esigenze, gli interessi e le sue aspirazioni, e possono così dare un contributo concreto e tangibile per la costruzione di un progetto di vita personalizzato. Proprio per questo ruolo importante le famiglie partecipano attivamente alla stesura del progetto, contribuendo a definire obiettivi e strategie[2].

 Superare le Barriere: La Sfida del Progetto di Vita

I risultati del progetto dimostrano che, quando alle persone con disabilità vengono offerte opportunità reali di scelta e partecipazione, aumentano il benessere, l’autostima e l’inclusione sociale. Costruire il proprio progetto di vita significa, in definitiva, affermare il diritto di ogni persona a essere protagonista della propria esistenza, con il supporto necessario, ma senza rinunciare alla libertà di scegliere. Rosanna, Roberto T., Giulia, Chiara, Roberto e Michela sono i sei protagonisti di Spazio Bianco che hanno accettato la sfida di mettersi in gioco e di essere i promotori del principio di autodeterminazione sopracitato. Nella prima fase del progetto, nonostante le prime insicurezze, ciascuno ha preso coscienza del fatto che si ha necessità di essere supportati dalle loro figure di riferimento, ma che questo non impedisce loro di essere i protagonisti del proprio progetto di vita. Giorno dopo giorno, ognuno di loro ha avuto l’opportunità di prendere in mano la propria vita e diventarne protagonista attivo, esercitando il diritto di fare delle scelte, di esprimere le proprie preferenze, esercitando così il principio di autodeterminazione.

Attraverso il progetto Spazio Bianco la Cooperativa Sociale L’Aliante con le educatrici Alessia, Monica, Claudia e Sara, guidate dalla Presidente Perego Piera, cercano ogni giorno con il loro lavoro di far comprendere che la persona con disabilità non è solo destinataria di cure, ma è un attore attivo nella propria vita, con sogni, obiettivi e desideri da realizzare. La vera inclusione significa riconoscere e supportare questa capacità di autodeterminazione, offrendo strumenti e opportunità per vivere una vita autonoma e significativa. L’obiettivo finale sarà quello di riuscire a costruire un progetto di vita per ognuna di queste persone, aiutandole a definire obiettivi e traguardi personali, sviluppando autonomie e indipendenza in modo da aumentare la fiducia in sè stessi e creare opportunità di inclusione e partecipazione. Il fondamento portante dell’iniziativa è l’idea che un progetto di vita personalizzato possa aiutare a superare le barriere e a realizzare i propri sogni, portando una nuova visione nella società.

Il Progetto di Vita non è solo un insieme di attività, ma è un percorso personalizzato che valorizza capacità, desideri e aspirazioni. Giulia sta quotidianamente imparando a gestire le faccende domestiche, riordinare la casa, organizzare spazi e cucinare in autonomia. Ha già raggiunto un importante obiettivo di preparare in autonomia un pasto completo. Il suo percorso continua con l’ampliamento del menù e delle competenze in cucina, con sicurezza e rafforzando la sua autostima. Rosanna sta lavorando sul proprio diritto di autodeterminazione. Esprime le sue scelte personali ed esercita la propria capacità decisionale, decidendo come trascorrere il tempo libero e con chi condividerlo. Attraverso queste decisioni Rosanna, consolida la propria identità e il proprio ruolo attivo all’interno della famiglia e della comunità. Roberto B. ha imparato il tragitto per recarsi in autonomia nei luoghi di interesse vicino a casa, dedicati alla cura della persona. Questo traguardo rappresenta molto più di uno spostamento: significa sicurezza, orientamento, indipendenza e fiducia nelle proprie capacità. Chiara ha imparato a prendere il pullman nel tragitto casa-cooperativa e viceversa. Questo percorso le permette di iniziare a vivere in modo più autonomo gli spostamenti, ampliando le sue possibilità di partecipazione e di integrazione nel territorio. Roberto T., invece, sta lavorando sulle autonomie nelle scelte quotidiane e nelle decisioni che riguardano la propria vita. Parallelamente sta sviluppando competenze relazionali, comunicative che gli permettono di confrontarsi e costruire relazioni significative con gli altri. Michela, come Giulia sta lavorando per sviluppare competenze, che le permettono di vivere sempre più in autonomia. Il suo percorso si concentra sull’organizzazione della quotidianità, sulla gestione degli spazi e delle responsabilità personali, con l’obiettivo di costruire una vita adulta indipendente e consapevole.

 Ostacoli sulla strada: le sfide dell’attuazione

In un percorso complesso e articolato come questo non mancano le difficoltà.
Uno dei primi scogli è rappresentato dalla dimensione burocratica. Procedure articolate, tempi lunghi e documentazioni complesse sono elementi che molte famiglie conoscono bene. Non di rado le informazioni risultano frammentarie o espresse attraverso linguaggi tecnici, poco accessibili a chi non possiede una formazione specifica. Questo scenario può generare confusione e fraintendimenti. Aspettative legittime rischiano di scontrarsi con ritardi amministrativi o interpretazioni non sempre chiare delle normative. Il risultato è un senso di frustrazione che appesantisce ulteriormente un percorso già delicato.

Un secondo nodo riguarda le risorse e l’organizzazione dei servizi. Le normative e le linee guida spesso delineano prospettive avanzate e inclusive, ma la loro attuazione concreta incontra limiti significativi. Molti servizi educativi e sociali faticano ad adeguarsi ai cambiamenti organizzativi richiesti, mentre le risorse economiche disponibili non sempre risultano sufficienti. A questo si aggiunge una carenza di personale formato in ambito educativo e pedagogico. La figura dell’educatore, pur essenziale, non riceve sempre un adeguato riconoscimento sociale e professionale. Tale mancanza incide sulla qualità e sulla continuità degli interventi, rendendo più fragile l’intero sistema di supporto.

Accanto agli aspetti strutturali esiste poi una dimensione più intima, spesso meno visibile ma altrettanto rilevante. La costruzione di un progetto di vita implica un percorso di consapevolezza e accettazione da parte della persona con disabilità. Non è un processo lineare né immediato: richiede tempo, pazienza e supporti adeguati. Le famiglie vivono dinamiche complesse: il desiderio di garantire il meglio ai propri cari si confronta con limiti oggettivi e imprevisti. Imparare a gestire le attese, ad accettare che non tutto possa realizzarsi secondo le previsioni, rappresenta una sfida emotiva significativa.

Riconoscere queste difficoltà non significa adottare una visione pessimistica, ma piuttosto affrontare con realismo una questione che riguarda diritti fondamentali e qualità della vita. Ridurre la complessità burocratica, investire nelle risorse, valorizzare le professionalità educative e promuovere una comunicazione più chiara sono passi cruciali, ma allo stesso tempo indispensabili per sostenere persone e famiglie nei loro percorsi di adattamento e crescita. Il progetto di vita non è un traguardo statico, ma un processo in continua evoluzione. Renderlo realmente accessibile e praticabile rappresenta una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, servizi e comunità.

 La rete che sostiene: l’importanza della collaborazione

La promozione del lavoro di rete, la collaborazione tra enti pubblici, associazioni, famiglie e persone con disabilità, la costruzione di un luogo di condivisione di risorse, sono solo alcune delle strategie che la Cooperativa Sociale L’Aliante mette in atto quotidianamente per cercare di superare queste limitazioni e non lasciare che le difficoltà restino soltanto un vincolo. Inoltre, il progetto Spazio Bianco promuove il cambiamento culturale: raccontare le storie dei partecipanti, valorizzare i loro successi e rendere visibile il loro contributo alla società aiuta a superare stereotipi e pregiudizi ancora diffusi nella società odierna. La disabilità non è vista come un limite invalicabile, ma come una delle tante caratteristiche che compongono l’identità di una persona. Il lavoro parallelo all’attuazione del progetto è quello di diffondere continuamente i diritti e le esigenze delle persone con disabilità, con l’obiettivo di cambiare le politiche e le pratiche. Infine, è fondamentale in questo momento storico educare i colleghi del mondo sociale e tutta la società su cosa significhi realmente le parole inclusione e autodeterminazione, con la speranza che Spazio Bianco possa diventare un punto di partenza e ispirare molti altri passi verso la piena realizzazione dei progetti di vita delle persone coinvolte.


[1] Per approfondimenti, alcuni contributi pubblicati su LombardiaSociale.it:
Franchini R., Il Progetto di Vita: verso la sperimentazione, 19 giugno 2024
Ghisolfi G., Riforma 62/24: impatti sulla riorganizzazione dei servizi, 23 maggio 2025
[2] Riguardo questo tema, si segnala il contributo pubblicato su LombardiaSociale.it che propone spunti di riflessione sul ruolo che ricoprono i Sibling: Di Stefano C., I sibling nel progetto di vita delle persone con disabilità, 22 settembre 2025