Premessa

Il 30 dicembre 2025 la Giunta Regionale ha approvato, con delibera n. 5587, il Piano di Azione Regionale per le politiche in favore delle persone con disabilità (PAR) per il triennio 2026–2028. Il documento si colloca in continuità con i precedenti Piani regionali, richiamando esplicitamente la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Tuttavia, a differenza delle edizioni precedenti, il percorso di elaborazione del Piano non è stato accompagnato da un processo strutturato di consultazione delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità e delle rappresentanze del Terzo Settore, nonostante l’obbligo previsto dall’art. 4, comma 3, della Convenzione ONU e il ruolo centrale attribuito agli Enti di Terzo Settore nella fase di attuazione delle politiche. Nel percorso descritto nella Delibera risultano coinvolte principalmente le Direzioni Generali regionali e le ATS; risultano invece assenti sia le rappresentanze degli enti locali, titolari delle politiche sociali territoriali, sia la generalità degli Enti di Terzo Settore che gestiscono la quasi totalità dei servizi rivolti alle persone con disabilità. Tale assenza costituisce un limite rilevante del Piano e motiva la necessità di un contributo integrativo, ma al contempo propositivo del piano stesso. Con questo contributo intendiamo proporre un’analisi di quanto previsto dal Piano di Azione Regionale in tema di welfare sociale regionale sulla disabilità, attraversato da un’importante fase di riforma.

La cornice culturale e normativa

La cornice culturale delineata dal PAR è ambiziosa e condivisibile, fondata sul rispetto dei diritti umani, sull’eguaglianza e sulla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale, culturale, economica e civile della comunità. Le parole chiave individuate – accessibilità e fruibilità, inclusione, benessere psicofisico, autonomia e autodeterminazione – delineano una visione di lungo periodo coerente con la Convenzione ONU e con la riforma nazionale. Inoltre, il Piano offre una sintesi del Decreto Legislativo 62/2024 e richiama la Legge Regionale 25/2022. In tale passaggio emergono tuttavia alcune imprecisioni rilevanti: in particolare, la finalità dei Centri per la Vita Indipendente viene ricondotta prevalentemente all’integrazione dei livelli di governo, mentre la norma regionale pone al centro il protagonismo delle persone con disabilità. Analogamente, nella descrizione della composizione dell’Unità di Valutazione Multidimensionale, la persona con disabilità viene indicata come alternativa al proprio rappresentante, in contrasto con quanto previsto dalla normativa nazionale.[1]

Cambiamenti in atto ed emergenti nel welfare lombardo per la disabilità

Dall’analisi del PAR, tanto più se letta congiuntamente con il paragrafo sulla disabilità delle Regole di Sistema 2026 (DGR 5589 del 30 dicembre 2025), emerge con sufficiente chiarezza un processo piuttosto articolato di cambiamento delle politiche di welfare della disabilità per il prossimo triennio che si snoda sullo sfondo di tre macro processi trasformativi e di transizione già in atto, su cui la programmazione sociale e socio-sanitaria di Regione Lombardia è già impegnata:

  1. L’applicazione del Decreto Legislativo 62/2024 sul Progetto di Vita, che introduce nel sistema una nuova infrastrutturazione più articolata del processo complessivo di presa in carico delle persone con disabilità;
  2. La progressiva revisione del sistema di funzionamento delle unità d’offerta, con relative azioni di potenziamento[2];
  3. L’implementazione della prospettiva della Vita Indipendente, intesa sia come incremento delle opportunità di scelta della collocazione abitativa sia come sostegno alle opportunità di vita nel proprio contesto domiciliare.

Questi processi delineano una direzione di marcia condivisibile e coerente con il quadro normativo nazionale e regionale. Tuttavia, la loro effettiva capacità trasformativa dipenderà dalla chiarezza delle scelte di governance, dal coinvolgimento strutturato dei territori e del Terzo Settore e dalla disponibilità di strumenti e risorse coerenti con l’ambizione dichiarata.

Analisi della situazione regionale: alcuni limiti

Il terzo capitolo del PAR è dedicato all’analisi della situazione lombarda in termini di persone, servizi e bisogni. Tale analisi, pur presentando dati demografici e sanitari, omette una valutazione delle condizioni di vita delle persone con disabilità nei diversi ambiti dell’esistenza: famiglia, scuola, lavoro, relazioni sociali, partecipazione alla vita comunitaria. Non viene proposta alcuna analisi delle condizioni di discriminazione che le persone con disabilità continuano a vivere[3], né una valutazione degli esiti dei precedenti Piani di Azione Regionali. Manca una riflessione esplicita sui limiti strutturali dell’attuale modello di welfare, caratterizzato da un forte familismo, da un sottofinanziamento cronico e da una prevalenza di interventi standardizzati basati sui criteri di gravità e povertà. L’attenzione del Piano si concentra prevalentemente sulla rete delle unità d’offerta residenziali e semiresidenziali, trascurando i servizi per la domiciliarità e le misure economiche di sostegno, quali il Fondo per la Non Autosufficienza e il Fondo “Dopo di Noi”. Non viene rappresentato, ad esempio, il fenomeno della crescita delle co-abitazioni Legge 112[4] su cui, tra l’altro, in prospettiva saranno investite cospicue risorse economiche sia dal Bando Ministeriale Vita e Opportunità sia dal Bando Cariplo per l’Autonomia Possibile, con verosimili effetti sulle programmazioni sociali territoriali a tendere, imponendo al sistema di welfare Lombardo l’avvio di un confronto con i competenti Ministeri al fine di ricalibrare le assegnazioni delle risorse su una materia (Provi e Dopo di Noi) che interessa i LEPS ed integra un LEA (Progetto di Vita Legge delega 227/2021 ex Decreto 62/2024). Allo sviluppo della rete Dama, viene dedicato un breve cenno così come alle UONPIA ed alla transizione all’età adulta, nonostante precedenti atti programmatori della Regione prevedano l’attivazione in ogni ASST sia dei Dama che dei servizi per la disabilità adulta. I dati presentati evidenziano una forte saturazione, seppur frammentata a livello territoriale, dei servizi residenziali (oltre il 96% delle RSD, intorno al 90% delle CSS) e relativamente più basso dei CDD, compreso su base delle ATS tra l’81 e il 93%, ma non vengono tratte conseguenze programmatiche chiare da tale evidenza.

Progettualità territoriali e assenza di una strategia di sistema

Il Piano presenta numerose esperienze e progetti attivi nei territori lombardi, segnalati dalle ATS e dai Poli Territoriali delle ASST (PPT), che affrontano temi cruciali quali abitare, inclusione sociale, lavoro, transizioni di vita, sostegno ai caregiver. Si tratta di iniziative spesso significative, che tuttavia vengono presentate come episodi isolati, senza una strategia esplicita di valutazione degli esiti, di impatto sui territori e di una possibile generalizzazione a livello regionale. Tale impostazione rischia di consolidare un sistema disomogeneo, in cui l’accesso a opportunità e sostegni innovativi dipende dal territorio di residenza piuttosto che da diritti garantiti.

Politiche regionali 2026 – 2028: obiettivi e scelte in quadro poco programmatorio

Nel 4° capitolo il PAR ribadisce obiettivi condivisibili in termini di autonomia, autodeterminazione, accessibilità, inclusione e benessere psicofisico. Tuttavia, non vengono chiariti né il punto di partenza né i risultati concreti che si intendono raggiungere nel triennio. In tema di abitare e vita indipendente, il Piano non affronta in modo esplicito le profonde disuguaglianze territoriali e la marcata asimmetria nell’allocazione delle risorse tra soluzioni residenziali e percorsi domiciliari. Analogamente, in ambito di inclusione lavorativa, vengono presentate nuove iniziative senza una valutazione sistematica delle misure già attive e dei loro esiti. Sul fronte dell’accessibilità e della fruibilità, il Piano elenca numerose azioni e progetti, ma non definisce obiettivi misurabili né scadenze temporali in grado di produrre miglioramenti significativi e verificabili nella vita quotidiana delle persone con disabilità.

Gli strumenti: algoritmo e valutazione dei bisogni come scelte politiche

Vengono introdotti tre strumenti: un algoritmo per la classificazione della disabilità, un nuovo strumento di valutazione del bisogno assistenziale per le persone con necessità di sostegno intensivo molto elevato e il rafforzamento dei servizi. La scelta di dotarsi di un algoritmo regionale di classificazione della disabilità non viene adeguatamente motivata nel Piano. Al di là della dimensione tecnica, tale strumento rappresenta una scelta politica rilevante, poiché incide sull’accesso alle misure, sulla definizione delle priorità e sulla distribuzione delle risorse. In assenza di criteri trasparenti e di una governance partecipata, l’algoritmo rischia di trasformarsi in un meccanismo di gestione della scarsità di risorse piuttosto che in una leva di equità. Analoghe considerazioni valgono per il nuovo strumento di valutazione del bisogno assistenziale. Pur riconoscendone le potenzialità, appare necessario un approfondimento sugli esiti della sperimentazione e sul rapporto tra tali strumenti, la valutazione multidimensionale e il Progetto di Vita.

Azioni di rafforzamento dei cambiamenti in atto

Alla luce delle criticità evidenziate nelle sezioni precedenti, e con l’obiettivo di rendere effettivi i processi di cambiamento delineati dal PAR, si formulano di seguito alcune proposte operative di rafforzamento, da realizzarsi attraverso una sinergia strutturata tra Regione Lombardia, ATS, Ambiti territoriali ed Enti di Terzo Settore. Pertanto auspichiamo che Regione accolga la nostra proposta di integrare, attraverso una delibera specifica, l’attuazione del PAR attraverso:

  • l’istituzione di spazi strutturati di consultazione e co-programmazione con le rappresentanze del Terzo Settore e delle persone con disabilità;
  • il rafforzamento della governance del Progetto di Vita, evitando applicazioni meramente procedurali;
  • la partecipazione degli Enti di Terzo Settore alla definizione e al monitoraggio degli strumenti algoritmici e valutativi;
  • la promozione di sperimentazioni strutturate in caso di aggiornamento o revisione delle unità d’offerta, in coerenza con la LR 25/2022;
  • la definizione di obiettivi misurabili e di indicatori di esito riferiti alle condizioni di vita delle persone con disabilità.

Conclusione

Il PAR 2026–2028, come già evidenziato in premessa, propone una cornice culturale condivisibile ma si colloca all’interno di una programmazione debole sotto il profilo dell’esigibilità dei diritti. Senza una chiara assunzione di responsabilità politica, una governance partecipata e un rafforzamento strutturale delle risorse, il rischio è che il Piano si limiti a descrivere quanto già in essere ma non a porre le condizioni per una più seria e strutturata programmazione nella logica dell’amministrazione condivisa. Un Piano di Azione dovrebbe indicare con chiarezza gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie, i risultati attesi, le azioni da intraprendere, le risorse necessarie e i tempi di realizzazione. Il nostro punto di vista delineato in questo contributo sostiene questo percorso, nella convinzione che solo attraverso un coinvolgimento pieno del Terzo Settore, sia livello territoriale che regionale, possa rendere effettivi i diritti sanciti dalla Convenzione ONU e dalla normativa nazionale e regionale.


  1. Articolo 2, punto 4 della Legge delega 227/2021 e articolo 24, punto 2 del Decreto Legislativo 62/2024
  2. Per approfondimenti, alcuni contributi pubblicati su LombardiaSociale.it: Merlo G., Servizi per la disabilità: il cambiamento necessario, 12 febbraio 2026; Franchini R., Un bilancio. E’ appropriata l’appropiatezza? 21 gennaio 2026
  3. Alcuni esempi sul tema approfonditi su LombardiaSociale.it: Zanisi M., Desolation row. Essere prima che benessere, 10 luglio 2024; Merlo G., I soldi non fanno l’inclusione (anche se aiutano), 18 aprile 2024; Abet L., Al servizio delle persone per difendere diritti e libertà, 29 aprile 2021
  4. Alcune esperienze nei territori lombardi approfondite su LombardiaSociale.it: Avila A., Abitare. Il progetto di “Magari domani”, oggi, 17 dicembre 2025; Bestetti V., Le Chiavi di Casa. Aprire le porte all’autonomia, 18 giugno 2025; Rete Tikitata, Abitare e disabilità tra cambiamento e continuità, 20 novembre 2024