di Federico Girelli*
«Giornate come il 21 Marzo, il 2 Aprile e lo stesso 3 Dicembre – scrive Federico Girelli – servono eccome. Organizzare infatti eventi in tali occasioni serve a ricordarci che (larga) parte dell’umanità troppo spesso resta esclusa dal godimento di diritti fondamentali, che la disabilità è una delle tante manifestazioni della persona umana, che, ad esempio, le persone con sindrome di Down o quelle con disturbo dello spettro autistico sono appunto persone»
Il 21 marzo scorso si è celebrata la Giornata Mondiale della Sindrome di Down, data scelta in modo non casuale, poiché richiama quel peculiare assetto cromosomico che connota appunto le persone con sindrome di Down. Tale sindrome, infatti, detta anche Trisomia 21, è una particolare condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un terzo cromosoma nella coppia n. 21. Questo cromosoma “aggiuntivo” provoca, tra l’altro, una disabilità intellettiva variabile da persona a persona e dei tipici tratti somatici, che in passato hanno indotto ad usare l’orrendo termine “mongoloide” per riferirsi appunto alle persone con sindrome di Down, termine purtroppo usato ancor’oggi in senso dispregiativo, che nell’offendere queste persone offende altresì le valorose genti della Mongolia.
Numerosi sono stati gli eventi organizzati quest’anno in occasione della XVIII edizione della Giornata, il cui tema è stato Together Against Loneliness (“Insieme contro la solitudine”). L’AIPD di Roma (Associazione Italiana Persone Down), ad esempio, ha dato appuntamento nella mattinata di domenica 22 sulla Terrazza del Gianicolo a Piazza Giuseppe Garibaldi di Roma; la Fondazione Italiana Verso il Futuro ha organizzato nella mattinata del 21 marzo Insieme per l’inclusione, sempre a Roma, a Villa Lazzaroni, incontro ove è stato illustrato il modello di Case Famiglia gestite dalla Fondazione stessa e che vede come protagonisti proprio gli ospiti di esse, impegnati in un non semplice percorso di autonomia; e ancora, la Fondazione Jérôme Lejeune si è fatta promotrice dell’incontro Dalla solitudine all’inclusione: valorizzare la diversità genetica umana per consentire l’effettiva realizzazione dei diritti delle persone con sindrome di Down, che ha visto anche la partecipazione di monsignor Ettore Balestrero, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali a Ginevra, il quale ha sottolineato la piena umanità delle persone con Sindrome di Down. Sì, l’umanità, perché tutti apparteniamo all’unico genere umano, ricco di diversità, che, come tali, vanno riconosciute e valorizzate.
E del resto, fra meno di due settimane, il 2 aprile, si festeggerà anche la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, focalizzata quest’anno sul tema Autismo e umanità: ogni vita ha valore. Anche qui, fra le tante iniziative, si può ricordare la maratona natatoria di 30 ore Ab-bracciata Collettiva, che il 28 e il 29 marzo si svolgerà in contemporanea in tante città italiane: chi scrive nuoterà personalmente presso il Centro Sportivo CassiAntica di Roma e invito tutti ad andare in quei giorni a farsi una bella nuotata nella propria città.
A questo punto ci si potrebbe chiedere se siano utili queste iniziative; se serva, anzi, celebrare ogni 3 dicembre anche la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. La mia risposta è sì: certo che serve, serve eccome. Organizzare questi eventi serve a ricordarci che (larga) parte dell’umanità troppo spesso resta esclusa dal godimento di diritti fondamentali, che la disabilità è una delle tante manifestazioni della persona umana, che, ad esempio, le persone con sindrome di Down o quelle con disturbo dello spettro autistico sono appunto persone.
Insomma, impariamo presto a vivere bene tutti insieme su questo nostro piccolo pianeta.
*Professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma, presidente del Comitato Siblings (Sorelle e fratelli di persone con disabilità).

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