Con quindici mesi di ritardo, arriva il nuovo Piano Non Autosufficienza

Trtatto da 

di Sara De Carli

La Conferenza Unificata ha sancito oggi l'intesa sul Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027. Un piano attesissimo, visto che da gennaio 2025 ad oggi, in sua assenza, le Regioni stanno anticipando risorse proprie per dare continuità a servizi essenziali per i cittadini non autosufficienti: un meccanismo che non reggeva più. Speziale (Anffas): «La soluzione al problema non sarà comunque domani, le regioni ora siano tempestive nei piani regionali». Falabella (Fish): «Non ricada sui cittadini l’incapacità delle amministrazioni locali di spendere quanto hanno ricevuto o di rendicontare ciò che hanno speso»

Intesa sancita. La Conferenza Unificata ha dato parere favorevole al Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, che comprende anche lo schema di riparto delle risorse del Fondo relativo. Parliamo di circa 3 miliardi di euro complessivi, che nei territori di tramutano in assistenza domiciliare, sostegno alla vita indipendente, inclusione sociale.

Un passaggio molto atteso dalle Regioni, che da quindici lunghi mesi – da gennaio 2025 ad oggi – stanno anticipando risorse proprie per dare continuità a servizi e trasferimenti economici essenziali per i cittadini non autosufficienti. Ieri si era svolto un incontro della cabina di regia tecnica della Conferenza Unificata sul Dpcm, così che dall’incontro odierno non ci si attendevano sorprese. Il Piano è stato proposto dalla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla ministra per le Disabilità di concerto con il ministro della Salute e il ministro dell’Economia e delle Finanze ed era stato approvato a inizio dicembre 2025 dalla Rete della protezione e dell’inclusione sociale.Definisce una cornice nazionale unitaria per rafforzare i servizi territoriali, potenziare i Punti Unici di Accesso, sostenere la presa in carico personalizzata, garantire l’integrazione sociosanitaria e rendere pienamente operativi gli obiettivi di servizio e i Leps. È infatti il primo Piano a doversi raccordare con le novità introdotte da due recenti riforme: quella della non autosufficienza e quella della disabilità.

Nelle more dell’adozione del Piano, già ad aprile 2025 il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva autorizzato le regioni a un anticipo di risorse, in una misura che non superasse la cifra stanziata per il 2024, proprio per garantire la continuità assistenziale alle persone. Per tutto il 2025 il meccanismo ha retto, ma ora le Regioni stanno iniziando ad andare in affanno.

Proprio nei giorni scorsi, su VITA, avevamo riportato l’allarme lanciato da due consorzi dei servizi socio assistenziali del Piemonte, sul rischio concreto che gli assegni di cura per le prestazioni a domicilio avessero i giorni contati: «L’ultimo finanziamento che abbiamo ricevuto risale al 2024. Abbiamo dovuto affrontare tutto il 2025 facendo ricorso alle nostre risorse. Senza le nuove assegnazioni, non possiamo nemmeno richiedere l’anticipazione di cassa. Ce la faremo fino a maggio, poi basta», ha annunciato in conferenza stampa la presidente del consiglio di amministrazione del Ciss di Pinerolo, Agnese Boni.

La situazione non riguarda solo il Piemonte: «Ovviamente la cosa tocca tutte le regioni», annota Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas. «Questo ritardo sta creando problemi di non poco conto. Auspico che la Conferenza Unificata approvi il Piano, sapendo che comunque servirà altro tempo per compiere tutti i necessari passaggi successivi, sia a livello centrale che regionale: per esempio entro 90 giorni dalla pubblicazione del Piano nazionale, le regioni dovranno presentare la loro programmazione triennale, spero che siano pronte per farlo. La soluzione della vicenda, insomma, non arriverà certo domani mattina». Il Piano 2022-2024, per fare un raffronto, era stato approvato il 3 ottobre 2022 (quindi anch’esso con un suo ritardo), per arrivare in Gazzetta Ufficiale il 17 dicembre.

Quindici mesi di ritardo

Per Vincenzo Falabella, presidente nazionale Fish, «la Conferenza Unificata oggi ha l’occasione di passare dalle parole ai fatti. L’approvazione del Piano 2025 – 2027 è un atto dovuto per garantire l’esigibilità dei diritti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Chiediamo che le istituzioni superino le lungaggini burocratiche per dare risposte certe a chi non può più attendere. Le Regioni attendono con urgenza l’approvazione del Piano per poter programmare e rispondere in modo concreto ai bisogni dei cittadini: ogni ritardo si traduce in un vuoto di servizi, in disuguaglianze territoriali e in un aggravio sulle famiglie, spesso lasciate sole a sostenere carichi assistenziali sempre più complessi. È necessario, quindi, che la Conferenza Unificata dimostri una piena assunzione di responsabilità, garantendo un’approvazione rapida e coerente con i principi di equità, accessibilità e dignità della persona».

«Accogliamo con grande soddisfazione l’approvazione, in sede di Conferenza Unificata, del Piano nazionale per la non autosufficienza 2025 – 2027, un provvedimento atteso e fondamentale per garantire continuità e rafforzamento agli interventi a favore delle persone più fragili», ha dichiarato Pasqualina Straface, coordinatrice della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni e Assessore della Regione Calabria. «Si tratta di un risultato importante, frutto di un confronto tra Governo e Regioni che deve continuare in modo proficuo per evitare il rischio di interruzione dei servizi e delle misure. Rilevante è la dotazione finanziaria complessiva di circa 3 miliardi di euro nel triennio, risorse che vanno sbloccate in tempi rapidi». In una nota, le Regioni sottolineano inoltre l’importanza che sia emanata quanto prima la circolare esplicativa in merito alle anticipazioni che le Amministrazioni regionali hanno già effettuato o che effettueranno a breve per garantire la continuità degli interventi sia per l’anno scorso sia per il 2026 e chiedono l’attivazione di un tavolo di lavoro con il Governo, «per evitare che possano essere attribuite alle Regioni criticità di natura finanziaria dipendenti da ritardi delle amministrazioni centrali».

Due platee, due piani

Il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 di cui oggi stiamo parlando quindi riguarderà per la prima volta gli interventi e delle prestazioni a favore delle sole persone con disabilità in condizione di non autosufficienza con meno di 70 anni, mentre in precedenza si rivolgeva sia alle persone anziane non autosufficienti sia alle persone con disabilità gravi e gravissime. Gli interventi e le risposte destinati agli over70 in condizioni di non autosufficienza (già finanziati dal presente piano) saranno oggetto invece di un secondo documento programmatico, il Piano triennale per l’assistenza e la cura della fragilità e non autosufficienza nella popolazione anziana, a cui sta lavorando il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana – Cipa (che è operativo solo dal novembre scorso).

La viceministra Maria Teresa Bellucci, che presiede il Cipa, a fine gennaio in un convegno ha detto che «il Governo sta portando avanti un lavoro ambizioso e strutturato. La legge 33 del 2023 ha tracciato un quadro di riferimento chiaro, oggi siamo nella fase attuativa. Il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, che ho l’onore di presiedere, sta lavorando con grande impegno alla definizione dei primi due Piani strategici nazionali mai realizzati in Italia. Il primo è il Piano nazionale per l’invecchiamento attivo, fondato su un’ottica di alleanza intergenerazionale. Il secondo è il Piano nazionale per la non autosufficienza, a sostegno delle persone anziane più fragili».

Le risorse, le quote vincolate e i nuovi criteri

Nato nel 2007 come fondo sperimentale e una dotazione di soli 100 milioni di euro, azzerato nel 2012, stabilizzato nel 2016 e da allora gradualmente cresciuto, nel triennio 2025-2027 le risorse complessivamente afferenti al Fondo nazionale non autosufficienza sono pari a circa 982milioni di euro per l’anno 2025; 934 milioni euro per il 2026 e 1,1 miliardi di euro per il 2027. Si tratta – come ha evidenziato la viceministra Bellucci – della «cifra più alta mai destinata a questo ambito».

Di questi soldi, per ciascuna annualità, 14,6 milioni di euro sono vincolati per la realizzazione di progetti per la vita indipendente, 250 milioni sono destinati agli interventi rivolti alle persone anziane non autosufficienti secondo quando verrà disegnato dal relativo Piano ad hoc e 50 milioni sono riservati per le assunzioni di professionisti sociale per implementare i Punti Unici di Accesso – Pua (l’indicazione è che nel triennio vengano assunte 1.250 persone, andando dalle due della Valle d’Aosta alle 198 della Lombardia). 

Sebbene la separazione compiuta dei due piani e delle due platee andrà a regime nel 2027, già in questo Piano per l’attribuzione delle risorse (quota indistinta) è stato introdotto un nuovo criterio di riparto: l’80% delle risorse viene attribuito in base alla popolazione di età pari o superiore a 75 anni, il 10% in ragione del numero dei beneficiari di indennità di accompagnamento e il restante 10% in funzione dei soggetti con certificazione ex articolo 3, comma 3, della legge 104/1992. Poiché i nuovi criteri di riparto hanno comportato, per alcune regioni, una riduzione delle risorse assegnate rispetto alla dotazione garantita per l’anno 2024, per garantire la continuità assistenziale in essere nel 2024 a queste regioni sono state attribuite specifiche risorse compensative, che per l’anno 2025 sono pari a 15,7 milioni di euro e per il 2026 pari a 9 milioni di euro.

Gli interventi previsti nel Piano 2025 – 2027 faranno riferimento all’Isee. Per una persona con necessità di un sostegno di livello elevato o molto elevato (cfr il decreto legislativo n. 62/2024), le soglie di accesso non possono essere inferiori a 50mila euro, elevati a 65mila euro in caso di beneficiari minorenni, dove l’Isee da utilizzare è quello per prestazioni di natura sociosanitaria, in modo da non escludere famiglie con disabili gravi che non si trovano in condizione di povertà ma che sostengono costi assistenziali molto elevati.

«Con l’approvazione in Conferenza Unificata del decreto di riparto del Fondo nazionale per le non autosufficienze, stanziamo 3 miliardi di euro nel triennio 2025-2027 a favore delle Regioni. La cifra più alta mai destinata a questo ambito. Un investimento epocale, che significa più sostegno concreto a chi ogni giorno si prende cura di un proprio familiare fragile o con disabilità», ha detto la viceministra, che ha evidenziato quattro punti del Piano: «Più risorse per la non autosufficienza; soglia Isee alzata fino a 65mila euro per aiutare più famiglie; riparto del Fondo tra le Regioni secondo criteri oggettivi e basati su dati certi; valorizzazione del Progetto di Vita».

E quando le regioni non sanno rendicontare?

L’erogazione delle risorse di ciascuna annualità è condizionata alla rendicontazione da parte degli Ambiti territoriali dell’effettivo utilizzo di almeno il 75%, su base regionale, delle risorse ripartite nel secondo anno precedente quello in questione: un altro punto delicatissimo.

Perché se è vero che lo Stato centrale ha tutto il diritto e il dovere di pretendere che le risorse stanziate vengano effettivamente utilizzate, «non può ricadere sui cittadini l’incapacità delle amministrazioni locali di spendere quanto hanno ricevuto o di rendicontare ciò che hanno speso», ammonisce Falabella. «È un punto che sollevo da tempo: ok il controllo della spesa, ma serve uno strumento che garantisca ai cittadini i loro diritti». Quale strumento? «Lo trovino loro. Di fatto oggi se la Pubblica Amministrazione non rendiconta e si blocca l’erogazione dei fondi, al cittadino non viene erogato quel che gli spetta. Non è un’eventualità così rara, diverse regioni su diversi fondi sono state chiamate a restituire risorse non spese. Ma la Pubblica Amministrazione non può essere un ostacolo per i diritti dei cittadini, che tra l’altro invece rendicontano le loro spese, pur con mille difficoltà».

Confermata la traiettoria: dal cash ai servizi

Fra gli obiettivi del Piano, oltre al consolidamento di quanto già realizzato nella precedente programmazione, c’è quello di costruire progressivamente «un sistema di servizi integrato (sociali e sanitari) non più basato sulla mera erogazione monetaria a favore delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie», disegnando però «una transizione sostenibile, graduale e progressiva, da forme di assistenza indiretta ad un’assistenza diretta, in continuità con quanto programmato nel triennio precedente».

Ciascuna regione, tenendo conto delle specificità del proprio territorio, potrà individuare la quota percentuale di risorse da destinare alla realizzazione dei servizi per l’anno 2025, senza indicare una quota di realizzazione uniforme per tutte le regioni. L’indicazione tuttavia è che tale quota, sia auspicabilmente incrementata del 10% per ciascun servizio nel 2026 e del 20% nel 2027.

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