'È ora di evolversi!': le parole della disabilità usate per offendere diventino un ricordo del passato!

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«Se è stato possibile abbandonare usanze del passato oggi ritenute del tutto obsolete, perché non possiamo farlo con le parole che fanno male e il cui utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità?»: parte da questo “Just Evolve” (“È ora di evolversi”), la nuova campagna internazionale lanciata dal CoorDown, in occasione dell’ormai imminente Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo

«Cosa accade quando usiamo le parole della disabilità per offendere o per far ridere? Il problema non è “una parola sbagliata”. Il problema è l’immaginario abilista che il linguaggio alimenta e riproduce nella vita quotidiana, nei media, nelle istituzioni. Quando la disabilità viene usata come insulto, come metafora per degradare, come dispositivo narrativo per far ridere, le persone vengono ridotte a simboli e scorciatoie emotive. E questo ha conseguenze concrete: rafforza stereotipi, legittima discriminazioni, rende più difficile se non impossibile la piena partecipazione alla vita sociale. Ogni cultura, del resto, possiede il proprio vocabolario dell’esclusione. Nel mondo anglosassone, ad esempio, si usa il termine retarded (conosciuto anche come R-word per chi vuole evitare di pronunciarlo). In Italia, espressioni come “ritardato o “mongoloide” portano con sé lo stesso carico di stigma, così come l’uso spregiativo di retardé e débile in francese o retrasado e mongólico in spagnolo. Ebbene, al di là delle specifiche differenze linguistiche, questi termini non sono neutri né “solo battute”: producono un danno reale sulle persone con sindrome di Down e, più in generale, su tutte le persone con disabilità»: è con questo preambolo che il CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down) lancia quest’anno, come sempre in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo (World Down Syndrome Day), la propria nuova campagna di sensibilizzazione internazionale, denominata Just Evolve (in italiano più o meno “È semplicemente ora di evolversi”), per chiedere appunto a ognuno di fare un salto culturale e di responsabilità: far cioè diventare un lontano ricordo del passato le parole della disabilità usate per offendere. In altre parole cambiare, far evolvere il linguaggio per produrre un cambiamento sostanziale in ogni comunità: «Una chiamata all’azione per tutte le persone, aziende, media, scuole, istituzioni – dicono dal CoorDown -, perché scegliere una narrazione più accurata e rispettosa non è solo un gesto di cortesia, ma è un atto che costruisce un mondo più equo e a misura di ognuno».

«Invertire la direzione del linguaggio abilista è possibile – sottolineano dunque dal Coordinamento -: se infatti è stato possibile abbandonare “vecchie abitudini” oggi ritenute obsolete, perché non possiamo farlo con le parole che fanno male? Proprio da qui prende le mosse il video Just Evolve (disponibile a questo link con sottotitoli in italiano anche in MP4, formato orizzontale), dove con tono sarcastico e arguto il protagonista – un giovane con sindrome di Down – spiega a un uomo fiero della propria “libertà d’espressione” il motivo per cui la “parola con la R” non andrebbe più usata. Sullo schermo si avvicendano quindi una serie di esempi storici disgustosi, assurdi, crudeli di quali usanze gli esseri umani praticavano nel passato e che oggi sono solo un ricordo (lavare il bucato con l’urina, applicare sopracciglia con pelo di topo o vendere la propria moglie al mercato). E quindi, come ci siamo lasciati alle spalle quei comportamenti, si può anche smettere di usare la “parola con la R” e tutte le altre parole offensive sulla disabilità, basta evolversi e andare avanti. Perchè se la si continua a usare – come appare nel film – allora è come continuare a lavare i panni con l’urina!».

Già da alcuni giorni e fino al 21 marzo i social media del @CoorDown ospitano e rilanciano storie di persone con disabilità e delle loro famiglie in cui raccontano quali abitudini del passato sia state superate e come oggi sia appunto il momento di evolversi.
Inoltre, il Coordinamento ha creato un agente AI – a cura di FAIRFLAI – addestrato per guidare gli utenti che vogliano capire di più sull’argomento e attivarsi, trovare azioni concrete da realizzare per creare una cultura del rispetto e dell’inclusione a partire dal linguaggio.
Come prima azione, tra l’altro, il CoorDown ha aderito alla raccolta firme lanciata dall’OMaR ( Osservatorio Malattie Rare), che con una lettera aperta ha chiesto di modificare la parola “minorati” nella Costituzione Italiana (se ne legga già anche sulle nostre pagine).

«Siamo consapevoli – afferma Martina Fuga, presidente del CoorDown – che il 90% delle volte che le persone usano queste parole non è per offendere direttamente le persone con disabilità. Ma il loro utilizzo contribuisce a creare un contesto culturale che associa la disabilità a incapacità, fallimento e marginalità. Le parole che scegliamo modellano la realtà, sia quella degli altri che la nostra percezione di essa; esse possono quindi includere o escludere e chiarire o confondere. Vogliamo chiedere a ogni persona che ancora oggi pronuncia queste espressioni dannose di smettere. Non perché “non si può più dire niente”. Ma perché appartengono al passato».

Per il video Just Evolve è stato scelto un cast professionista internazionale che vede come protagonista Noah M Matofsky, diciannovenne attore inglese con sindrome di Down. La campagna è nata dalla collaborazione con l’agenzia SMALL di New York ed è stata prodotta da Indiana Production, una società Vuelta, per la regia di Martin Holzman, e la direzione della fotografia di Alvar Riu Dolz. La musica è stata composta e realizzata da Stabbiolo Music.
Il tutto, come nel caso delle numerose precedenti campagne del CoorDown nasce in Italia con grazie al CoorDown stesso, ed è sostenuta dalla Fondazione Cariplo, con il contributo di varie Associazioni internazionali che ne rafforzano l’impatto a livello globale: National Down Syndrome Society, Down’s Syndrome Association UK, Canadian Down Syndrome Society, The Achieve Foundation, Together Academy, Global Down Syndrome Foundation, Down Syndrome International, AOJ Woods Foundation, New Zealand Down Syndrome Association, Down Syndrome Australia.
Just Evolve si è avvalsa inoltre del sostegno del Comune di Vigevano, della Fondazione Compagnia di San Paolo, di AB Mauri Italy Spa Società Benefit e di Eco Demolizioni s.r.l. Società Benefit.
Una versione video con audiodescrizione e una trascrizione descrittiva sono state infine create dalla società di accessibilità ai media Scribely.

La Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo, va ricordato in conclusione, è un appuntamento internazionale – sancito ufficialmente da una Risoluzione dell’ONU — nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla sindrome di Down, per creare una nuova cultura della diversità e per promuovere il rispetto e l’inclusione nella società di tutte le persone con sindrome di Down. La scelta della data non è casuale: la sindrome di Down, infatti, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più – tre invece di due – nella coppia cromosomica n. 21 all’interno delle cellule.
Il tema scelto per l’evento di quest’anno fa riferimento al problema della solitudine, basandosi sullo Together Against Loneliness (“Insieme contro la solitudine”), per raccontare come per lepersone con sindrome di Down la solitudine non sia solo una sensazione triste, ma un problema serio per la salute mentale e fisica. (S.B.)

questo link è disponibile un testo di ulteriore approfondimento. Per altre informazioni: ufficiostampa@coordown.it.

 

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