Giù il sipario su Milano-Cortina, partono le 'Paralimpiadi della vita quotidiana'

Tratto da 

di Vincenzo Falabella

Le Paralimpiadi non sono soltanto una grande manifestazione sportiva, ma rappresentano uno degli eventi più significativi a livello internazionale per il valore umano e sociale che esprimono. Naturalmente le imprese sportive sono ciò che colpisce immediatamente l’attenzione del pubblico: le gare combattute fino all’ultimo secondo, i record migliorati, le medaglie conquistate con sacrificio e determinazione.

Ma il significato più profondo di questa grande manifestazione non si esaurisce nel medagliere o nelle classifiche finali, per quanto importanti essi siano anche nel suscitare orgoglio e partecipazione collettiva. Il messaggio più forte che emerge riguarda la capacità delle persone di esprimere talento, determinazione e competenza indipendentemente dalla condizione di disabilità.

Gli atleti paralimpici dimostrano che la performance sportiva non è definita dal limite, ma dal lavoro, dalla preparazione e dalla volontà di competere. In questo senso lo sport diventa un linguaggio universale che parla di possibilità, autonomia e dignità.

Ogni edizione dei giochi paralimpici lascia in eredità anche una riflessione sul modo in cui le società guardano alla disabilità. Un aspetto particolarmente significativo riguarda il modo in cui gli atleti paralimpici affrontano la competizione. Gli atleti con disabilità competono partendo dalla propria condizione fisica, ma questa non diventa il fulcro della loro identità sportiva né il parametro principale con cui valutare le loro prestazioni. La disabilità rappresenta piuttosto il contesto in cui si sviluppa la pratica sportiva, non l’elemento che definisce il valore dell’atleta. In questo senso, l’attenzione si sposta dalle limitazioni alla competenza, dalla condizione di disabilità alla performance. In evidenza vengono messi l’impegno, la preparazione tecnica, la disciplina e la capacità di competere ai massimi livelli: esattamente come accade in qualsiasi altro ambito sportivo. La disabilità non viene negata né nascosta: è parte della loro esperienza, ma non è ciò che determina la qualità della gara. Lo sport paralimpico va oltre la condizione, dimostrando che ciò che conta davvero è la capacità di esprimere il proprio talento e di misurarsi con gli altri su un terreno di pari dignità sportiva.

La prestazione dell’atleta non è quindi interpretata attraverso una lente pietistica o esclusivamente inclusiva, ma viene riconosciuta per il suo reale valore agonistico. Questo approccio contribuisce a superare una visione riduttiva della disabilità, che rischia di trasformare l’atleta in un simbolo o in un esempio morale più che in un protagonista dello sport. Al contrario, gli sportivi con disabilità vengono considerati prima di tutto atleti: persone che si allenano, gareggiano, vincono o perdono sulla base delle proprie capacità, della strategia e della preparazione.

Il primo pensiero non può che andare agli atleti e alle atlete che hanno rappresentato il nostro Paese con impegno, passione e straordinaria determinazione. Questa prospettiva rappresenta anche una potente metafora della vita quotidiana: nella nostra società, milioni di persone con disabilità studiano, lavorano, costruiscono relazioni e progettano il proprio futuro. Vogliono vivere in modo autonomo e partecipare pienamente alla vita della comunità, esattamente come gli atleti che scendono in pista, in piscina o in campo. Perché questo accada, tuttavia, non basta la forza individuale: servono politiche pubbliche, servizi adeguati, sostegni concreti e un’organizzazione sociale capace di rimuovere gli ostacoli. L’autonomia non è solo una questione personale: è il risultato di un sistema che offre opportunità reali.

Le “Paralimpiadi della vita quotidiana”

In questo senso, il nostro Paese è chiamato a una sfida importante nei prossimi mesi, con l’attuazione del decreto legislativo 62/2024 sulla disabilità, uno dei pilastri della riforma italiana in materia. Il provvedimento introduce un nuovo modello di valutazione della condizione di disabilità e punta a costruire percorsi personalizzati basati sui bisogni della persona, superando logiche puramente assistenziali.

Metaforicamente, possiamo immaginare questo percorso come una vera e propria “Paralimpiade della vita quotidiana”. Ogni persona, come un atleta paralimpico, parte dal proprio “stato di partenza”, con le proprie capacità, aspirazioni e sfide. Il decreto fa da arbitro, stabilendo regole chiare e uniformi che garantiscono equità e trasparenza. Le amministrazioni pubbliche diventano invece gli allenatori, chiamati a pianificare percorsi individualizzati, fornire strumenti e supporti concreti, accompagnare la persona nella preparazione e rimuovere gli ostacoli che potrebbero impedirne la partecipazione piena alla vita sociale. I servizi territoriali, le risorse adeguate e il personale formato rappresentano le infrastrutture essenziali di questa “gara”: le piste, le piscine, le carrozzine sportive e le protesi di ultima generazione che permettono agli atleti di esprimere talento e determinazione. Senza di essi, anche il più forte degli atleti rischierebbe di non raggiungere il proprio potenziale; allo stesso modo, senza un sistema sociale efficiente, le persone con disabilità non possono trasformare capacità e volontà in risultati concreti.

Così come nelle Paralimpiadi il successo non è misurato solo dal podio, ma dal percorso compiuto, anche in questa “gara sociale” il vero traguardo è garantire autonomia, inclusione e pari opportunità a ogni persona. L’obiettivo non è limitarsi a valutare  la condizione di disabilità, ma permettere a ciascuno di esprimere il proprio potenziale, affrontare le sfide quotidiane e conquistare, passo dopo passo, la propria vittoria personale.

Il decreto 62 si ispira ai principi delle Nazioni Unite contenuti nella Convention on the Rights of Persons with Disabilities, che promuove il diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente e a essere incluse nella società. La sfida più grande sarà rendere queste norme realmente operative: servono integrazione tra sanità e welfare, servizi territoriali efficaci, risorse adeguate e personale formato. Senza questi elementi, anche la migliore legge rischia di restare sulla carta, così come una regola sportiva senza arbitri, allenatori e strutture adeguate non garantirebbe mai una gara corretta e sicura.

Le medaglie resteranno nella memoria collettiva, ma il vero successo delle Paralimpiadi sarà se il loro messaggio riuscirà a incidere nel quotidiano, trasformando l’inclusione da straordinaria eccezione sportiva a normale realtà della vita sociale.

Vincenzo Falabella, presidente Fish e consigliere Cnel

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