L’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza deve 'parlare la lingua' del Progetto di Vita delle persone con disabilità

Tratto da 

«Gli ausili non sono una merce, ma il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Se quindi vogliamo davvero parlare di inclusione, il Servizio Sanitario deve “parlare la lingua” del Progetto di Vita delle persone con disabilità»: è quanto è stato detto, tra l’altro, dalla Federazione FISH, nel corso di un’audizione alla Camera sullo Schema di Decreto con cui si intendono aggiornare i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)

Il provvedimento di aggiornamento dei LEA (Atto n. 370, Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente le modifiche e le integrazioni al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, in materia di livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario), ovvero dei Livelli Essenziali di Assistenza che definiscono le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, è stato al centro di un’audizione informale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) presso la XII Commissione della Camera (Affari Sociali).

Nel corso del proprio intervento, dunque, la Federazione ha ribadito una volta ancora «la necessità di un cambio di paradigma che metta al centro la dignità della persona, superando un approccio meramente prestazionale, sottolineando in particolare l’importanza che il Decreto contenga richiami espliciti alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e al Decreto Legislativo 62/24 [attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, N.d.R.], al fine di garantire la coerenza tra LEA, valutazione multidimensionale e progetto di vita individuale».
A tal proposito, la FISH ha chiesto «il riconoscimento di reali margini di flessibilità nella prescrizione e nell’erogazione degli ausili, anche in deroga agli elenchi standard, qualora la valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi». Nello specifico degli ausili ad alta personalizzazione, la Federazione ha proposto «la sottrazione, o una forte limitazione, delle procedure di gara, privilegiando modalità di fornitura che garantiscano qualità, adattabilità e libertà di scelta, elementi essenziali per l’efficacia degli interventi».
È stata infine sollecitata «una revisione dei tempi minimi di rinnovo degli ausili, affinché siano coerenti con l’usura reale dei dispositivi e con l’evoluzione dei bisogni delle persone nel tempo».

«Non abbiamo chiesto semplici concessioni tecniche –sottolinea Vincenzo Falabella, presidente della FISH – ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma. L’aggiornamento dei LEA, infatti, non può restare un esercizio burocratico o un’operazione di pura compensazione della spesa, perché gli ausili non sono una merce, ma il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Se quindi vogliamo davvero parlare di inclusione, il Servizio Sanitario deve “parlare la lingua” del Progetto di Vita, garantendo che la tecnologia sia al servizio delle persone».

Un ulteriore profilo di criticità evidenziato in audizione dalla FISH è quello riguardante la determinazione delle tariffe delle prestazioni protesiche e ortopediche. «Tariffe non correlate ai costi reali di produzione – è stato detto dalla Federazione – rischiano di compromettere la qualità delle prestazioni e di ridurre l’offerta sul territorio. In tal senso assume rilievo la Sentenza del TAR Lazio 16400/25, che ha chiarito la necessità di fondare la determinazione tariffaria su istruttorie adeguate e sui costi effettivi di produzione, in coerenza con l’articolo 8-sexies del Decreto Legislativo 502/92. Un orientamento, questo, che deve costituire un riferimento imprescindibile per l’aggiornamento dei LEA e del Nomenclatore Tariffario, evitando un trasferimento indiretto dei costi sulle famiglie».
Sempre in àmbito di assistenza protesica e ausili, la FISH ha richiesto anche «l’attivazione di un monitoraggio specifico nel quadro del sistema di verifica dei LEA, con una lettura degli esiti orientata a valutare la reale accessibilità e fruizione delle prestazioni, in particolare da parte delle persone con bisogni complessi».

E da ultima, ma non ultima, è stata ribadita «la necessità di un cambio di metodo, rendendo strutturale e continuativo il coinvolgimento delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità nei processi di aggiornamento degli elenchi, delle tariffe e delle modalità di erogazione. Solo il contributo diretto di chi vive quotidianamente la disabilità, infatti, può rendere le norme realmente efficaci, appropriate e coerenti con i diritti delle persone». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficiostampa@fishets.it.

 

Altre opinioni