di Arianna Felicetti*
«Accogliamo con favore – dicono dall’organizzazione ISAAC Italy – il fatto che un sistema di strategie comunicative come la CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa), nato per persone che vivono una condizione di disabilità, sia stato adottato anche in situazioni di trauma temporaneo, come all’Ospedale Niguarda di Milano con i ragazzi ustionati nella tragedia di Crans-Montana, confermandone il valore universale e la piena trasferibilità in contesti diversi»
L’esperienza maturata presso l’Ospedale Niguarda di Milano nella presa in carico dei ragazzi ustionati coinvolti nella tragedia di Crans-Montana, dimostra in modo inequivocabile quanto l’impiego tempestivo e competente della CAA (Comunicazione Aumentativa e Alternativa) sia determinante nei percorsi di cura. La possibilità di comunicare, infatti, ha inciso positivamente sulla relazione con i professionisti sanitari e sulla partecipazione attiva dei pazienti alle decisioni che li riguardano.
Come ISAAC Italy, dunque, Sezione Italiana della Società Internazionale per la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (International Society for Augmentative and Alternative Communication), vogliamo richiamare con fermezza l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su un principio non rinviabile: il diritto alla comunicazione è un diritto umano fondamentale e non può essere negato, limitato o subordinato ad altre priorità cliniche. Esso deve essere garantito a tutti e tutte, sia alle persone con bisogni comunicativi temporanei, come nei casi di trauma grave, sia a coloro che vivono con bisogni comunicativi complessi permanenti.
Nello specifico, la CAA non è un supporto accessorio né un intervento opzionale, non si improvvisa, richiede competenze specifiche, un’applicazione personalizzata e rispettosa della persona. È una strategia essenziale e non negoziabile per garantire dignità, capacità di esprimere le proprie volontà e per assicurare la partecipazione.
Il progetto attuato con successo presso l’Ospedale Niguarda di Milano dimostra che, in situazioni di trauma, dolore o compromissione temporanea o permanente delle capacità comunicative, la comunicazione non può essere sospesa. Privare una persona della possibilità di esprimersi significa infatti aumentare la sua vulnerabilità e compromettere il rispetto dei suoi diritti fondamentali.
La CAA consente alle persone che non possono utilizzare le modalità comunicative tradizionali di esprimere bisogni, emozioni, preferenze e scelte. Attraverso strategie e strumenti personalizzati, valorizza le risorse individuali e il potenziale comunicativo di ciascuna persona, contrastando isolamento e invisibilità.
Accogliamo pertanto con favore il fatto che un sistema di strategie comunicative, nato per le persone che vivono una condizione di disabilità, sia stato adottato anche in situazioni di trauma temporaneo, confermandone il valore universale e la piena trasferibilità in contesti diversi: un segnale chiaro che la comunicazione è un diritto trasversale, non una soluzione di emergenza.
Come ISAAC Italy, quindi, sottolineiamo che la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) deve essere parte integrante e strutturale di tutti i contesti di vita: dai percorsi di cura ospedalieri ai contesti scolastici ed educativi, dai servizi socio-sanitari alla vita quotidiana, familiare e comunitaria.
L’auspicio è che esperienze virtuose come quella dell’Ospedale Niguarda non restino casi isolati, ma diventino pratica ordinaria, sostenuta da scelte politiche, organizzative e formative chiare e responsabili. Perché il diritto di comunicare non può essere sospeso. Deve essere garantito sempre. Deve essere garantito a tutti e tutte.
Ringraziamo Sofia Donato per la collaborazione.
*Presidente di ISAAC Italy, Sezione Italiana dell’International Society for Augmentative and Alternative Communication.

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