di Filippo Visentin
Nel panorama delle pubblicazioni dedicate alla memoria della Shoah, “L’Olocausto dimenticato. La morte “misericordiosa” dei disabili. L’Aktion T4 nella Germania nazista” di Federica Ferrara rappresenta un contributo prezioso e necessario, perché è un libro che sceglie consapevolmente di illuminare una zona d’ombra della storia del Novecento: lo sterminio sistematico delle persone con disabilità, avviato dal regime nazista prima ancora della “soluzione finale” e proseguito anche oltre di essa.
Nel panorama delle pubblicazioni dedicate alla memoria della Shoah, L’Olocausto dimenticato. La morte “misericordiosa” dei disabili. L’Aktion T4 nella Germania nazista di Federica Ferrara (Albatros, 2025), con una bella prefazione di Barbara Alberti, rappresenta un contributo prezioso e necessario. Un libro che sceglie consapevolmente di illuminare una zona d’ombra della storia del Novecento: lo sterminio sistematico delle persone con disabilità, avviato dal regime nazista prima ancora della “soluzione finale” e proseguito anche oltre di essa.
Ferrara, giovane storica non vedente, affronta il tema con rigore scientifico e chiarezza espositiva, ricostruendo il contesto culturale e politico che rese possibile l’Aktion T4, il programma di “eutanasia” imposto dal Terzo Reich ai danni di bambini e adulti considerati come «vite indegne di essere vissute».
L’autrice mostra come lo sterminio delle persone con disabilità non sia stato un episodio marginale o un’eccezione, ma una vera e propria fase preparatoria della macchina genocidaria nazista: una “palestra” in cui furono sperimentate tecniche, linguaggi e procedure poi applicate su scala ancora più vasta.
Uno degli aspetti più rilevanti del volume è la capacità di smontare la retorica della “morte misericordiosa”, rivelandone la natura profondamente ideologica e utilitaristica. Attraverso infatti un’attenta analisi delle teorie eugenetiche diffuse tra Otto e Novecento, Ferrara dimostra come la violenza nazista affondi le proprie radici in un pensiero pseudoscientifico ampiamente condiviso anche al di fuori della Germania, capace di trasformare la disabilità in colpa, peso economico, minaccia alla purezza della società.
Il testo colpisce anche per la descrizione puntuale dei meccanismi amministrativi e propagandistici che resero possibile lo sterminio: dai questionari medici alle “lettere di conforto” inviate alle famiglie, fino all’uso sistematico della menzogna per mascherare le uccisioni come morti naturali. In questo modo, il libro restituisce non solo la dimensione storica dell’Aktion T4, ma anche la sua drammatica portata umana, mostrando come la violenza istituzionalizzata si sia accanita contro le persone più fragili e indifese.
Nel contesto del Giorno della Memoria di oggi, 27 gennaio, L’Olocausto dimenticato invita quindi a una riflessione più ampia sul valore della vita umana e sulla necessità di una memoria inclusiva, che non lasci ai margini le vittime “scomode” o meno raccontate. Ricordare l’Aktion T4 significa infatti interrogarsi ancora oggi sul rischio di derive culturali che misurano la dignità delle persone in base alla produttività, all’autonomia o alla conformità a presunti standard di normalità.
Federica Ferrara, che accanto alla ricerca storica si dedica anche alla scrittura di testi e favole per bambini, dimostra una particolare sensibilità nel tenere insieme rigore e responsabilità etica. Il suo libro non è solo un’opera di ricostruzione storica, ma un atto civile: un invito a vigilare, a non considerare mai la disabilità come una vita di minor valore e a riconoscere nella memoria uno strumento fondamentale di giustizia.
Un volume da leggere, studiare e discutere, per ricordare che la memoria non può essere selettiva e che ogni vita negata merita di essere nominata.
Suggeriamo anche la lettura di Per ricordare tutte le vittime della Shoah tra cui decine di migliaia di persone con disabilità di Silvia Cutrera e per un ampio ed esauriente approfondimento sull’olocausto delle persone con disabilità, tramite il programma Aktion T4, il testo Quel primo Olocausto di Stefania Delendati, sempre sulle nostre pagine (a questo link).

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