Continuità didattica: presupposto per le pari opportunità educative e una reale qualità dell’istruzione

Tratto da 

di Centro Studi Giuridici Handylex*
 

La continuità didattica non è una misura meramente organizzativa, ma un presupposto fondamentale per garantire pari opportunità educative e una reale qualità dell’istruzione, nel rispetto dei princìpi costituzionali e degli obblighi internazionali assunti dall’Italia: si basa su questo assunto la Proposta di Legge “Disposizioni per la promozione della continuità didattica e la formazione specialistica dei docenti di sostegno”, elaborata e presentata dal CNEL della quale presentiamo un approfondimento

Nei giorni scorsi è stata assegnata alla VII Commissione Permanente della Camera (Cultura, Scienze e Istruzione) la Proposta di Legge n. 2711, recante Disposizioni per la promozione della continuità didattica e la formazione specialistica dei docenti di sostegno.
Il provvedimento è stato elaborato e presentato dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), su iniziativa del consigliere Vincenzo Falabella, da anni impegnato sui temi dei diritti delle persone con disabilità, anche nel suo ruolo di presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). La proposta nasce dall’esigenza di affrontare in modo strutturale una delle principali criticità del sistema scolastico italiano: la discontinuità didattica nel sostegno agli studenti e alle studentesse con disabilità.

Il testo, dunque, parte dalla consapevolezza che il diritto all’istruzione non possa essere garantito senza una relazione educativa stabile e qualificata tra lo studente con disabilità e il docente di sostegno. Tale relazione richiede tempo, continuità e una conoscenza approfondita dei bisogni educativi, comunicativi e relazionali dell’alunno, al fine di costruire percorsi didattici personalizzati ed efficaci. Allo stesso tempo, il docente di sostegno necessita di condizioni lavorative che gli permettano di seguire l’alunno per un arco temporale adeguato, sviluppando competenze specifiche e progettazioni educative coerenti.
Questi princìpi trovano fondamento nell’articolo 24 (Educazione) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009 con la Legge 18/09, che riconosce il diritto a un sistema educativo inclusivo e impone agli Stati di fornire supporti adeguati alle necessità individuali degli studenti, rimuovendo le barriere che ostacolano l’apprendimento.

Nel corso degli anni, anche grazie all’attività istituzionale svolta in seno al CNEL, Falabella ha più volte evidenziato le criticità strutturali del sostegno scolastico, tra cui assegnazioni tardive, frequente avvicendamento dei docenti e carenza di formazione specialistica, che compromettono la qualità dell’inclusione. Spesso, inoltre, il ruolo del docente di sostegno viene percepito come temporaneo o strumentale all’insegnamento curricolare, anziché come una funzione alta e centrale nel sistema educativo.
Per rispondere a tali criticità, la citata Proposta di Legge n. 2711 introduce una riforma organica della figura del docente di sostegno.
Tra i punti qualificanti vi sono: l’istituzione di una specifica classe di concorso per il sostegno, distinta nei diversi gradi di istruzione; l’obbligo di formazione specialistica di alto livello, basata sull’integrazione tra teoria, laboratori, tirocini ed esperienze dirette nelle scuole.
Composto da sette articoli, l’Atto C 2711 disciplina in modo sistematico competenze, compiti, mobilità e stabilità del docente di sostegno. Particolarmente rilevante è l’articolo 2, che prevede l’obbligo per il docente di accompagnare lo studente con disabilità fino al termine del ciclo scolastico frequentato, garantendo così una reale continuità educativa. La Proposta stabilisce inoltre una durata minima biennale delle supplenze e introduce criteri che, a parità di punteggio, privilegiano i docenti disponibili a garantire la continuità didattica.
Sono previsti anche incentivi economici e di carriera per i docenti di sostegno specializzati, finanziati attraverso il Fondo Unico per l’Inclusione delle Persone con Disabilità, con uno stanziamento iniziale di 70 milioni di euro annui a partire dal 2026. Si tratta di misure che mirano a valorizzare professionalmente il ruolo del docente di sostegno e a contrastarne la precarizzazione.
Per assicurare poi la presenza del docente fin dall’inizio dell’anno scolastico, l’articolo 5 della Proposta di Legge accelera le procedure di nomina, rendendone obbligatoria la conclusione entro il 31 agosto (o entro il 10 settembre nelle aree metropolitane).
E ancora, è prevista una permanenza minima dei docenti di ruolo nella scuola di assegnazione fino al completamento del ciclo scolastico dell’alunno, salvo gravi motivi, con una disciplina puntuale delle eventuali sostituzioni, a tutela sia dello studente che del docente.
La Proposta interviene anche sul tema della formazione iniziale e continua. Al riguardo, l’articolo 7 istituisce presso le Università scuole di specializzazione per il sostegno didattico e l’inclusione scolastica, destinate non solo ai docenti di sostegno, ma anche ai docenti curricolari, promuovendo una responsabilità condivisa dell’inclusione. A tal fine sono previsti specifici stanziamenti a partire dal 2028.
Il testo prevede infine l’inserimento delle nuove disposizioni sullo status dei docenti di sostegno nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, in raccordo con le organizzazioni sindacali, e l’attuazione di un piano pluriennale di stabilizzazione (2027-2031) per la trasformazione progressiva dei posti temporanei in posti stabili, riservato ai docenti con esperienza e specializzazione nel sostegno.

L’iniziativa legislativa promossa dal CNEL, grazie anche all’impegno di Vincenzo Falabella, si inserisce nel più ampio percorso di riforma della disabilità orientato a un welfare fondato sui diritti e sul modello bio-psico-sociale. In questo quadro, la continuità e la stabilità dei supporti educativi rappresentano elementi essenziali del Progetto di Vita della persona con disabilità, favorendo autonomia, autodeterminazione e piena inclusione sociale.
La continuità didattica non è quindi una misura meramente organizzativa, ma un presupposto fondamentale per garantire pari opportunità educative e una reale qualità dell’istruzione, nel rispetto dei princìpi costituzionali e degli obblighi internazionali assunti dall’Italia.

*https://www.handylex.org.

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