Tratto da Milano- Il 18 dicembre il Decreto Legge 159 sulla salute e sicurezza sul lavoro è stato definitivamente convertito in legge ed è quindi destinato a entrare in vigore subito dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. All’interno di questo decreto sono state inserite alcune norme destinate a modificare in modo rilevante, rendendoli meno cogenti nei confronti delle aziende in obbligo, i percorsi di inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Lo si apprende in una nota. Già oggi, si consente alle aziende del mercato ordinario del lavoro, di rispettare l’obbligo di avere un certo numero di lavoratori con disabilità, non solo attraverso assunzioni dirette, ma anche grazie all’attribuzione di una commessa di lavoro a una cooperativa o impresa sociale, comunque finalizzata all’assunzione di una persona con disabilità, come previsto dall’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/2003. Lo stesso obbligo poteva essere assolto anche “distaccando” il lavoratore, fino a un massimo del 10% della quota in obbligo e con controlli ben definiti (articolo 12 bis, della Legge 68/1999). La nuova norma amplia notevolmente queste possibilità. Da una parte si prevede che la possibilità di “assolvere l’obbligo” attraverso l’attribuzione di commesse (che in Lombardia può già oggi arrivare fino al 40% dei posti in obbligo) riguardi non solo le cooperative sociali di tipo B, ovvero quelle dedicate all’inserimento lavorativo, ma anche tutti gli enti di terzo settore non commerciali e persino alle "Società benefit”. Inoltre, si agevola la possibilità del “distacco”, riducendo i controlli e ampliando la quota al 60%: in pratica, un'azienda che deve assumere almeno dieci lavoratori con disabilità, potrà utilizzare questa particolare opportunità per coprire fino a sei dei posti soggetti all’obbligo. Ledha-Lega per i diritti delle persone con disabilità e Fand Lombardia guardano con grande preoccupazione all'approvazione di questa norma e alla sua conseguente attuazione. Il rischio è quello di vedere alterato il senso originale di queste norme che era quello di offrire un'opportunità di lavoro e di reddito alle persone con disabilità che necessitano di maggior sostegno ovvero a quelle che il mondo del lavoro ha sempre fatto più fatica a includere. La cooperazione sociale, per via della sua storia e della sua natura, ha sempre offerto una serie di garanzie di attenzione alla salvaguardia di una reale inclusione lavorativa che non è sempre riscontrabile nella generalità degli Enti di Terzo Settore e che, riteniamo, non appartengano al Dna delle "Società benefit" che sono e rimangono delle imprese finalizzate essenzialmente alla generazione di profitto. È quindi probabile che, molto rapidamente, il numero di lavoratori con disabilità direttamente assunti dalle aziende “ordinarie” sia destinato a scendere drasticamente, a favore dell’assunzione presso altri soggetti, con una riduzione non solo delle opportunità di una reale inclusione lavorativa ma anche delle stesse garanzie occupazionali e contrattuali. Per queste ragioni Ledha e Fand Lombardia chiedono alla Regione Lombardia, a cui compete l'applicazione di questa norma sul territorio regionale, di essere convocate quanto prima per definire modalità di applicazione che limitino il rischio di ripercussioni negative nel nostro territorio.

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