Nuovo anno scolastico e rischio discriminazione di alunni e studenti con disabilità

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Martedì 12 settembre il ritorno in classe con il rischio che il numero di insegnanti di sostegno e assistenti non sia sufficiente a coprire le ore indicate nel Pei. LEDHA invita le famiglie a segnalare gli episodi di discriminazione

Siamo alla vigilia di un nuovo anno scolastico: martedì 12 settembre bambine e bambini, ragazze e ragazzi della Lombardia torneranno sui banchi. L’auspicio di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità è che anche i circa 50mila alunni e studenti con disabilità possano iniziare le lezioni in condizioni di parità con i loro coetanei. Senza ritardi e senza incertezze.

“Non sappiamo che cosa accadrà, ma la nostra esperienza negli anni passati e le prime segnalazioni ricevute dal Centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi a fine luglio ci fanno temere che, ancora una volta, molte alunne e molti alunni con disabilità si troveranno in una condizione di svantaggio e discriminazione rispetto ai loro compagni”, commenta l’avvocato Laura Abet, coordinatrice del Centro.

Una delle principali difficoltà (con cui le famiglie devono fare i conti ogni anno) è il ritardo nell’assegnazione degli insegnanti di sostegno, che spesso avviene ad anno scolastico già iniziato e con supplenze temporanee, a causa della mancanza di figure qualificate. Durante l’anno scolastico 2021/2022, ad esempio, erano oltre 70mila i supplenti senza specializzazione a livello nazionale. Quello che succede in alcuni casi è che a un solo insegnante di sostegno vengono assegnati due o più minori con disabilità.

Anche per quanto riguarda l’assistenza educativa può succedere che l’assistente (figura fondamentale per garantire la frequenza scolastica degli alunni con disabilità) venga assegnato in ritardo, con un numero di ore insufficiente rispetto a quelle stabilite nel Pei o che debba farsi carico di più minori all’interno dello stesso plesso.

“La carenza di queste figure professionali fa crescere il rischio che i bambini e i ragazzi con disabilità vengano portati fuori dalle loro classi per ‘facilitare’ la loro gestione da parte del personale dedicato -avverte l’avvocato Abet-. Queste situazioni non rappresentano semplicemente un disagio: si tratta di situazioni che espongono bambini e ragazzi con disabilità a una discriminazione, che può essere sanzionata ai sensi della legge 67/2006, che vieta ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità. Occorre inoltre ricordare che nessun problema di carattere gestionale, economico o politico può giustificare la mancata attivazione dei servizi necessari o il mancato riconoscimento di diritti fondamentali, quali il diritto allo studio”.

Lo strumento fondamentale per garantire che vengano rispettati i diritti degli alunni e degli studenti con disabilità è il Piano educativo individualizzato (Pei) che deve essere redatto di anno in anno sulla base delle effettive esigenze e dei bisogni dell’alunno e dell’alunna con disabilità. Nel Pei, infatti, sono indicate le risorse necessarie sulla base delle specifiche esigenze del singolo e non, ad esempio, in base alle risorse disponibili o ad automatismi basati sulla tipologia e la gravità di disabilità.

Una volta che nel Pei è stato indicato il numero di ore di sostegno e/o di assistenza educativa necessaria, le amministrazioni competenti non hanno alcuna discrezionalità e, pertanto, devono garantire le risorse così come stabilite nel documento”, sottolinea Giovanni Barin, referente del gruppo LEDHA Scuola. In altre parole: assegnare a un alunno o studente con disabilità un numero di ore di sostegno o assistenza inferiore rispetto a quelle quantificate nel Pei costituisce la violazione di un diritto fondamentale e quindi una discriminazione indiretta sanzionabile ai sensi della Legge 67/2006.

Qualora i genitori riscontrassero delle difformità tra quanto indicato nel Pei e la quotidianità della vita scolastica dei loro figli li possono contattare via email il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi che mette gratuitamente a disposizione delle persone con disabilità, dei loro familiari  e delle loro organizzazioni uno strumento concreto di difesa legale dei propri diritti.

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