L'attualità della memoria, intervista a Silvia Cutrera

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Le persone con disabilità furono le prime vittime del Nazismo: non dimenticare quello che è successo e tramandare il ricordo alle future generazioni è fondamentale per non ripetere gli orrori del passato

“Voglio prendere spunto dalle ultime affermazioni della senatrice Liliana Segre e dal suo timore che, con la scomparsa degli ultimi testimoni, si perda anche la memoria di quanto accaduto negli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Questo suo grido di allarme ci interroga e ci chiama a essere noi stessi testimoni: c’è bisogno di un passaggio del testimone tra chi ha vissuto e raccontato quegli orrori e le nuove generazioni che devono conoscere il passato per non ripeterlo”.

Silvia Cutrera è vicepresidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish), oltre all’impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, da anni dedica parte del suo tempo al lavoro di ricerca sullo sterminio delle persone con disabilità nella Germania nazista e all’attività di sensibilizzazione su questi temi, con una particolare attenzione ai più giovani. Questa sera, in occasione della Giornata della memoria, interviene all’incontro “Non dimenticare. Per un futuro migliore” organizzato dal Comitato dei cittadini per i diritti umani di Milano.

Nel corso degli ultimi anni, anche grazie all’impegno profuso da storici, ricercatori e associazioni di persone con disabilità c’è una maggiore consapevolezza di quello che la Giornata della memoria rappresenta anche per le persone con disabilità. Del programma “Aktion T4” -il programma nazista di eutanasia che prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e persone con disabilità intellettiva- si parla nelle scuole, è al centro di incontri rivolti alla cittadinanza, film, mostre e spettacoli teatrali come il bellissimo “Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute” di Marco Paolini.

Le persone con disabilità sono state le prime vittime del nazismo. Il programma di eugenetica nazista prese il via nel 1933 con la sterilizzazione coatta ("Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie") dispersione affette da una serie di malattie ereditarie o supposte tali come schizofrenia, epilessia, cecità, sordità e "ritardo molta". A partire dal 1938 prese il via la "soppressione" dei bambini con disabilità e successivamente il programma di eutanasia per gli adulti che venivano considerati un peso e un costo per la società: i ricoverati negli istituti psichiatrici, i malati cronici e gli anziani segnalati come portatori di gravi disturbi neurologici o psichiatrici.

“Dopo le persone con disabilità è stata la volta degli ebrei, dei rom, degli omosessuali, dei cosiddetti ‘asociali’. Ovvero di tutti coloro che non corrispondevano a una precisa idea di cittadinanza e di legittimità a esistere all’interno di una società basata su un criterio nazionalista e di appartenenza”, sottolinea Silvia Cutrera. Un orrore che non ha risparmiato nemmeno l’Italia. La mattina del 26 maggio 1940 cira 300 persone lasciarono il piccolo Comune di Pergine (oggi in provincia di Trento) a bordo di un treno diretto in Germania. Erano i pazienti ricoverati nell’ospedale psichiatrico locale: “Dopo l’Anschluss, l’annessione dell’Austria da parte di Berlino, vennero considerati cittadini tedeschi e deportati. Di molti di loro non si è più avuta notizia. Oggi alla stazione ferroviaria di Pergine ci sono delle fotografie che ricordano quel triste passaggio -spiega Silvia Cutrera-. Questo non fu il solo caso: nel 1944 vennero deportati gli ebrei ricoverati nell'ospedale psichiatrico di Trieste”.

L’Italia fascista non ha mai messo in atto politiche di eugenetica come invece ha fatto la Germania Nazista. “Tuttavia c’erano una serie di indicazioni per la costruzione di una ‘razza sana’, venivano scoraggiati in ogni modo possibile i matrimoni con persone che avevano problemi psichiatrici -ricorda Cutrera-. Non si è mai arrivati a togliere la vita alle persone con disabilità, sicuramente però sono stati tolti loro i diritti: penso ad esempio all’internamento nei manicomi di tutti coloro che il regime considerava ‘inadatti’ tra cui anche persone con problemi psichici, sordi e sordomuti, come si definivano al tempo”.

La Giornata della memoria, conclude Cutrera, rappresenta una ricorrenza importante: “È un monito contro la violenza anche verso le persone con disabilità. Solo pochi giorni fa abbiamo letto sui giornali dei gravi episodi di violenza che si sono verificati in una struttura residenziale di Foggia, dove erano ricoverate soprattutto donne con disabilità psichica che sono state maltrattate e abusate. Per non parlare del linguaggio d’odio che corre sui social network. La storia ci offre esempi concreti di come la stratificazione di pregiudizi e stereotipi nel corso dei secoli crei quel substrato che permette poi di agire contro le persone considerate marginali”.

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