Abilismo: riconoscerne e comprenderne la dimensione sistemica e politica

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È interamente dedicato a descrivere e decostruire il fenomeno dell’abilismo il libro “Mezze Persone. Riconoscere e comprendere l’abilismo”, scritto dalle sorelle Elena e Maria Chiara Paolini. Uno dei meriti dell’opera, non l’unico, è quello di avere efficacemente illustrato le strutture di potere che stanno alla base del fenomeno preso in esame. Dalla lucida analisi emerge che anche se spesso esso continua ad essere considerato come una questione individuale, il fenomeno potrà essere adeguatamente contrastato solo intervenendo sulla sua dimensione sistemica e politica

Molti ricorderanno certamente Jerry Lewis, il comico, attore e regista statunitense scomparso nel 2017, che fu anche fondatore di Telethon, la maratona televisiva nata nel 1965 negli Stati Uniti, con il fine originario di raccogliere fondi per la ricerca sulla distrofia muscolare, poi allargata anche alle altre patologie genetiche.
Ebbene, in un articolo pubblicato negli Anni Novanta, Lewis illustrò quello che riteneva essere il punto di vista di una persona con distrofia muscolare su se stessa. «Quando rifletto e penso un po’ più razionalmente – dichiarò –, mi rendo conto che la mia è una vita a metà, quindi devo imparare a fare le cose a metà. Devo solo imparare a cercare di essere bravo ad essere una persona a metà». (Se avessi la distrofia muscolare, in «Parade magazine», 2 settembre 1990).

La vicenda è narrata dalle sorelle Elena e Maria Chiara Paolini nel libro Mezze Persone. Riconoscere e comprendere l’abilismo (Aut Aut Edizioni, 2022), per esemplificare lo sguardo pietistico, tragico e svalutante con il quale ancora oggi vengono guardate le persone con disabilità. Anche nelle società odierne queste ultime sono effettivamente “dimezzate”, ma non dalla circostanza di avere una disabilità, argomentano le Paolini, bensì dall’abilismo.

L’abilismo è una forma di oppressione sistemica che si manifesta con meccanismi simili a quelli degli altri sistemi oppressivi (sessismo, omobitransfobia, razzismo, grassofobia ecc.). Ancora poco conosciuto in Italia, esso continua indisturbato a mietere vittime a livello individuale, sociale e istituzionale, penalizzando non solo le persone con disabilità – come si sarebbe portati a credere, sebbene queste siano le prime ad esserne più visibilmente colpite –, ma anche chi, avendo fatto propri i miti dell’autonomia e dell’indipendenza, si ritrova inconsapevolmente assoggettato ad un sistema che non riconosce la vulnerabilità e l’interdipendenza quali tratti dell’essere umano. Di tutti gli esseri umani. Il fatto che le persone senza disabilità abbiano maggiori possibilità di adeguarsi al sistema, e dunque di evitare di esserne sbalzate fuori sin da subito, rende più difficile per loro riconoscere quanto esso sia disumanizzante, oppressivo ed escludente per tutte e tutti. Eppure, ragionando a mente fredda, dovrebbe risultate abbastanza irrealistico pensare di riuscire a mantenere nel lungo periodo gli elevati standard di produttività e performatività richiesti dalla società per non finire nel novero degli esclusi.

Elena e Maria Chiara Paolini sono due donne disabili – uso volutamente questa espressione, e non quella di donne con disabilità, perché loro la preferiscono –, entrambe laureate e impegnate da tanti anni nella rivendicazione dei diritti della minoranza marginalizzata a cui appartengono. Curano il sito-blog Witty Wheels e sono molto attive sui social (questa, ad esempio, è la loro pagina Facebook).
Sovente usano le proprie esperienze come dati di realtà a cui attingere, per sviluppare riflessioni più ampie, e lo fanno anche in Mezze persone. Le due donne non si propongono mai come modelli o esempi di vita da emulare, vogliono invece proporre e promuovere una precisa visione politica che inquadra la disabilità nel più vasto tema della giustizia sociale, utilizzando una prospettiva femminista riletta alla luce dei Disability Studies.
Mezze persone, dunque, può assumere una duplice valenza. Se letta da altre persone con disabilità, è un’opera che può favorire l’autoconsapevolezza del proprio valore e dei propri diritti, nonché la determinazione ad essere orgogliose di se stesse e a concretizzare pratiche di sorellanza. Mentre, in mano alle persone senza disabilità, si connota come uno strumento di autocritica e di alfabetizzazione sull’abilismo.

La pubblicazione si apre con un capitolo dedicato alla definizione dell’abilismo, per continuare, nei capitoli successivi, illustrando le differenti forme che esso può assumere nei diversi contesti sociali. È esemplificato come esso impatti nella costruzione delle identità – individuali e collettive – delle persone con disabilità, nei contesti di cura, nel linguaggio e nei media, nella retorica dell’inclusione che permea le narrazioni sulla scuola e sul lavoro, nell’impostazione familistica dell’assistenza, che ha, tra i molteplici effetti disumanizzanti, anche quello di prestarsi ad occultare gli abusi e le violenze poste in essere ai danni delle persone con disabilità, sia nelle strutture residenziali, sia in àmbito domestico.

Sebbene, almeno qui in Italia, i gruppi femministi abbiano fatto propria la visione tragica della disabilità (quella secondo cui, ad esempio, sarebbe meglio “morire piuttosto che essere disabili”), osservano le Paolini, in realtà «la disabilità è una questione femminista» ed «il contrasto all’abilismo ha moltissimi punti in comune con le istanze storiche del femminismo» (opera citata, pagina 198, grassetto di chi scrive nella citazione). E argomentano: «la liberazione dei corpi, le dinamiche di potere nelle relazioni e la giustizia riproduttiva sono solo alcuni dei temi che sin dagli albori fanno parte del femminismo, ma la cui trattazione risulta incompleta se non si considerano le persone più impattate» (opera citata, pagina 199).
Il contrasto all’abilismo, osservano ancora le due attiviste, si configura anche come una pratica anticapitalista. In un’epoca che, facendo proprie le logiche del capitalismo, ha normalizzato lo sfruttamento di persone, animali e cose in funzione della produttività e del profitto, riconoscere che le persone con disabilità hanno un valore «significa sovvertire parecchi degli ideali che stanno alla base del sistema capitalista. Il contrasto all’abilismo ha il potenziale di trasformare completamente i nostri concetti di qualità della vita, di lavoro, di relazioni» (opera citata, pagina 202).

Uno dei meriti dell’opera, non l’unico, è quello di avere illustrato efficacemente le strutture di potere che stanno alla base dell’abilismo. Dalla lucida analisi emerge che anche se spesso esso continua ad essere considerato come una questione individuale, il fenomeno potrà essere adeguatamente contrastato solo intervenendo sulla sua dimensione sistemica e politica.

Responsabile di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente contributo di riflessione è già apparso. Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Elena Paolini e Maria Chiara Paolini, Mezze Persone. Riconoscere e comprendere l’abilismo, (collana “Le colline a sud di Hebron”, n. 8), Palermo, Aut Aut Edizioni, 2022, 214 pagine.

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