RSA e strutture per disabili. La tutela non può mai sopprimere libertà e autodeterminazione

Tratto da

Per il Garante Mauro Palma "non aiutano le decisioni basate solo sull’astratto principio di tutela legale e su una idea di vita che prescinde totalmente dagli aspetti emotivi e relazionali"

Il 20 giugno scorso, nella Sala della Minerva del Senato della Repubblica il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, ha presentato la Relazione al Parlamento 2022, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Relazione ha in primis tracciato una sorta di fotografia attuale della libertà negata – in carcere, in un centro per migranti, in un luogo di cura o in un luogo di assistenza – e delle criticità che essa evidenzia sia per chi subisce tale condizione, sia per chi è chiamato a gestirla e organizzarla quotidianamente, per sviluppare poi delle riflessioni al riguardo.

Tra i temi toccati dal Garante, anche quello delicatissimo della autodeterminazione nelle RSA: quanto mai attuale in tempo di pandemia. Su questo ambito il Garante si interroga su cosa significhi tutelare la vita di una persona molto anziana quando, proprio perché non sia preda di azioni di altri o non sia esposto al pericolo di contagio venga del tutto privata, in un caso, dalla possibilità di decidere dove abitare e come impiegare il proprio tempo, nell’altro, dalla vicinanza dei propri affetti. È una contraddizione difficile da risolvere, ma certamente non aiutano le decisioni basate solo sull’astratto principio di tutela legale e su una idea di vita che prescinde totalmente dagli aspetti emotivi e relazionali. Alcuni casi venuti alla cronaca sono indicativi di tale disattenzione.

Riportiamo la parte della presentazione del Garante Mauro De Palma al Parlamento dedicato all’argomento:
TRA ESIGENZA DI TUTELA E DIRITTO ALLA VICINANZA
(…) Il Garante nazionale ha visitato alcune di queste strutture nel periodo della chiusura a terzi,anche alle persone rilevanti sul piano affettivo, soprattutto in una contingente situazione diaccentuata fragilità emotiva dovuta all’età o alla particolare condizione di disabilità. Non sipuò del resto negare che esista un conflitto tra due esigenze entrambe valorialmenterilevanti: quella di tutelare le persone, fisicamente deboli, dal possibile contagio e quella dinon privare le stesse, emotivamente deboli, del conforto della vicinanza. Trovare il punto diequilibrio non è semplice anche in tempi normali; ancor più difficile in una situazione dieccezionalità.

TUTELA NON PUÒ PRIVARE LA VOLONTÀ DEL SOGGETTO
La questione apre alla più generale riflessione sul concetto stesso di ‘tutela’ e sul semprepresente rischio che essa si confonda con la sostituzione della volontà della persona. Sononoti alcuni casi in cui il Garante nazionale è intervenuto per ribadire che il sostegno a unapersona molto anziana, spesso in difficoltà di gestione in proprio di talune incombenze e avolte a rischio di divenire preda di interessi altrui, non può mai determinare l’annullamentodella sua volontà e tanto meno la riduzione drastica della suaautodeterminazione circa ildove vivere e come quotidianamente agire. Il rischio è che decisioni legalmente preseretroagiscano verso una forte diminuzione del significato stesso di ‘vita’ per la persona chesi intende proteggere: qualche caso tuttora irrisolto sembra andare in questa direzione.

IL CONTESTO NELLA PANDEMIA
Continua il testo: Questa constatazione generale ha assunto una peculiarità specifica nel contesto della
pandemia perché alla volontà di tutela degli ospiti si è aggiunta spesso la volontà di tuteladell’Istituzione – Comunità, residenza, casa di riposo – da possibili interventi di naturagiudiziaria per non aver salvaguardato proprio la salute degli ospiti stessi. Un cortocircuito che in qualche modo non considera la percezione soggettiva della propria vita dellapersona ospitata e il suo rapporto con il tempo, deformato dilatandosi nella sensazione del proprio ricovero, un tempo rimasto spesso breve per persone anziane.
Molte sono state le richieste giunte al Garante nazionale volte a ottenere maggioreapertura, soprattutto nei mesi recenti; frequenti le interlocuzioni in tal senso con l Autorità regionali responsabili, scarsi gli effetti data la possibilità delle singole direzioni delle strutture di decidere autonomamente. Credo che queste voci debbano essere ascoltate e che si debba procedere verso la costruzione di ‘linee guida’ condivise che
servano di indicazione per tutte le Regioni.


FUNZIONE DI GARANZIA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ
L’area della residenzialità protetta, accudita e che, in talune circostante, sconfina con
l’essere chiusa, fino a configurarsi come privativa della libertà de facto soprattutto percoloro che non hanno figure di accudimento da loro riconoscibili, rappresenta un’area diintervento verso cui questa Autorità di garanzia dovrà accentuare la propria attenzione, prendendo atto degli elementi di innovazione che il quadro normativo ha prefigurato nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e che vede ora la redazione di decreti legislativi che prevedono l’introduzione di una funzione specifica di garanzia per le persone condisabili. L’interazione tra una tutela d’ordine generale e una specifica per coloro che sono all’interno di strutture potenzialmente chiuse lascia sperare in un rafforzamento complessivo e il Garante nazionale è pronto a dare il proprio contributo in tale senso.”
 

Altre opinioni

Altre opinioni