Se si è ad immagine di Dio, lo si è su un piano ove una menomazione non conta

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«Si tratta di mettere in discussione anche da parte dei credenti – scrive Angelo Fasani, dopo la lettura del libro “A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità” – il dio concepito ad immagine dell’uomo e lasciare ai loro contesti immagini come quella della Cappella Sistina. Se si è ad immagine di Dio, infatti, lo si è su un piano rispetto al quale una qualsiasi menomazione non conta nulla. Guarire inoltre l’immagine di noi stessi mi sembra essere una buona base di riflessione anche da parte dei non credenti, poiché la dimensione spirituale precede le religioni»

Ho letto il libro di contributi vari A Sua immagine? Figli di Dio con disabilità (La Vita Felice, 2022)*, curato da Alberto Fontana e Giovanni Merlo e plaudo all’iniziativa dei curatori.
Nelle prime pagine del suo contributo Noi”, non “Loro”: la disabilità nella Chiesa, Justin Glyn pone la domanda: «Come superare la mera retorica dell’inclusione per giungere a comprendere una volta per tutte che le persone con disabilità insieme a quelle senza, sono un tutt’uno, senza distinzione fra “noi” e “loro”?». Questo dualismo, come del resto molti altri, mi appare insuperabile, in una società come la nostra.
Tuttavia, in questo mondo oppresso dalla logica del consumismo, dove ancora non si profila all’orizzonte la sagoma dell’“uomo planetario” di Ernesto Balducci, scorre ai margini una corrente vitale, fatta di molteplici iniziative e nuove realtà, nella quale si colloca anche il nostro tema.
«Guarire la nostra immagine di Dio guarendo l’immagine di noi stessi», è l’invito che Glyn ci rivolge e che dà il titolo al paragrafo in cui egli esamina l’evolversi della posizione della Chiesa rispetto ad una sana comprensione della disabilità.
Ad un certo punto scrive: «La grazia riguarda la relazione costante di Dio con gli uomini, tutti gli uomini, che ricevono lo Spirito Santo albergante in loro e che rispondono come possono al soffio vitale di Dio. Nessuno è escluso perché nessuno di noi è concepito per essere lasciato fuori». E, richiamando un altro contributo sul tema, sottolinea la «concezione dell’immagine di Dio come riferita all’umanità graziata piuttosto che una spunta delle capacità umane rispetto a quelle presumibilmente possedute da Dio».

Si tratta dunque di mettere in discussione, anche da parte dei credenti, il dio concepito ad immagine dell’uomo e lasciare ai loro contesti immagini come quella della Cappella Sistina. Se si è ad immagine di Dio, lo si è su un piano rispetto al quale una qualsiasi menomazione non conta nulla.
Guarire l’immagine di noi stessi, mi sembra però essere la base della riflessione sul tema in questione e credo che l’invito di Glyn posa essere raccolto da tutti, anche dai non credenti, poiché la dimensione spirituale precede le religioni. Espressioni come «lo Spirito Santo albergante nell’essere umano» (Glyn), che fa eco a quella di Paolo («Non sapete che il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo?», oppure questi versi: «Dentro il cuore / Un altro cuore è presente. / Questo cuore dentro il cuore / È pensiero che precede le parole» (Neiye, Cina antica, IV secolo avanti Cristo), e molte altre ancora, richiamano qualcosa di profondo, riconoscibile da tutti, un sentire comune che da millenni caratterizza l’essere umano.
In altre parole, possiamo ricondurre la guarigione cui accenna Glyn ad una visione non parziale di noi stessi, andando oltre la concezione riduttiva in cui l’ego ci costringe. Il riconoscimento del principio unificante che ci attraversa è essenziale. Neppure la questione “Noi/Loro”, credo possa prescindere da ciò.
Grazie ancora ad Alberto Fontana e a Giovanni Merlo che hanno aperto la porta alle sollecitazioni dello Spirito.

Angelo Fasani: già presidente dell’ANFFAS Milano (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità).

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