Le sfide dell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità

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Alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza e della Legge delega recentemente approvata le associazioni presentano alcune richieste alla Regione
di Alessandro Manfredi - presidente LEDHA

Il nuovo quadro di attenzione sul tema della disabilità, come portato delle diverse missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (in modo particolare la “Missione cinque: coesione e inclusione), che hanno portato alla approvazione della legge quadro sulla disabilità che ha al suo centro il percorso individuale di vita delle persone con disabilità e l’obiettivo della vita indipendente.

Il riferimento al progetto di legge regionale presentato da LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità al Consiglio Regionale “Politiche di welfare sociale regionale per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e all’inclusione sociale di tutte le persone con disabilità”; entrambe queste proposte mettono al centro il tema del diritto al lavoro delle persone con disabilità, di cui conosciamo ampiamente i dati relativi alle risposte inevase presso le strutture del collocamento mirato.

FISH Federazione nazionale per il Superamento dell’handicap, di cui LEDHA è parte, ha presentato alla Conferenza Nazionale sulla disabilità che si è tenuta a Roma il 13 dicembre dello scorso anno un documento su inclusione lavorativa di qualità in cui una delle richieste centrali che viene avanzata è quella di “ridisegnare le competenze e l’operatività del collocamento mirato disabili”.

Nel frattempo sono intervenute due importanti novità: la prima è che con DM 43 dell’11 marzo 2022 sono state emanate le “Linee guida in tema di collocamento mirato delle persone con disabilità” che contiene fra le diverse proposte due che ci portano direttamente nel tema che si vuole affrontare in questo convegno: meccanismi e clausole premianti negli appalti pubblici a favore di imprese ed enti che abbiano istituito la figura del responsabile dell’inserimento lavorativo; ed inoltre il ricorso a questa figura anche in forma consulenziale per le piccole e medie imprese attingendo a competenze disponibili sul territorio. Un aspetto, mi permetto di sottolineare particolarmente importante in rapporto alla struttura produttiva prevalente anche nella nostra regione, caratterizzata dalla prevalenza di piccole e medie imprese.

Dall’altra la approvazione da parte della Giunta Regionale della DGR XI/6006 del 25 febbraio 22 “Proposta di piano attuativo regionale di RL relativo al programma nazionale per la garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL) nell’ambito del Pnrr in attesa dui acquisizione del parere di ANPAL che nel percorso 4 affronta il tema "Lavoro ed inclusione con particolare attenzione al tema delle fragilità e disabilità". Ci sono tutti gli strumenti per potere impostare delle politiche che siano finalizzate ad affrontare concretamente il problema dell’avviamento al lavoro delle persone con disabilità.

Per questo come LEDHA, unitamente a FAND (Federazione associazioni nazionali disabilità) che con noi rappresenta la quasi totalità delle associazioni che in Regione Lombardia si occupano di disabilità che abbiamo avuto un incontro il 10 gennaio di quest’anno con Assessore Rizzoli in cui abbiamo avanzato le seguenti richieste:

  • accedere, in modo costante, ai dati che fotografano i flussi di entrate e di uscita dei ragazzi con disabilità alle proposte di formazione professionale regionali; 
  • realizzare una indagine sui percorsi lavorativi ed esistenziali dei ragazzi con disabilità che escono dai percorsi formativi regionali;
  • prevedere che le competenze presenti nel circuito della formazione possano essere impiegate anche per percorsi di riqualificazione professionale delle persone adulte con disabilità a rischio di espulsione dal mercato del lavoro;
  • poter acquisire dati aggiornati e attendibili sulle imprese e sugli enti pubblici che risultano non aver ancora ottemperato agli obblighi di assunzione previsti dalla Legge 68/99;
  • valutare nuove modalità di accompagnamento delle imprese, sia profit che di carattere sociale, per favorire processi di riorganizzazione del lavoro che possano permettere l’inclusione di lavoratori con disabilità;
  • collaborare alla definizione delle modalità di implementazione degli Accordi territoriali a sostegno dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, previste dalle recenti normative nazionali.

In modo particolare il tema degli accordi territoriali è particolarmente importante in Regione Lombardia che ha mantenuto in capo alle Province le competenze relative all’avviamento al lavoro. Le linee guida in tema di collocamento mirato fanno espresso riferimento al fatto che “le OO.SS dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentativi a livello nazionale, le cooperative sociali, le associazioni delle persone con disabilità ed i loro famigliari al fine di favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità sottoscriveranno accordi territoriali con funzioni di proposta  verifica e valutazione in merito alle linee programmatiche delle politiche ricondotte ai principi del collocamento mirato su base territoriale”. Una richiesta già avanzata in sede di riunione del Comitato legge 13 del 9 novembre 2021, in cui facendo riferimento a quanto previsto dall’art.1 lettera b) del dlgs. 151/2015 Job act, si chiedeva di impartire   una indicazione precisa alle Province, ai Centri per l’impiego ed ai Collocamento Mirato Disabili, perché vengano attivati quanto prima questi tavoli di confronto. Purtroppo dobbiamo rilevare che ad oggi, a queste nostre richieste non è stato dato seguito alcuno.

Le figure del disability manager e del disability job supporter si collocano in questo quadro tenendo presenti due considerazioni: la prima è che se questa figura viene espressamente menzionata nella legge delega come “responsabile del processo di inserimento della persona con disabilità nell’ambiente di lavoro” tale figura è espressamente prevista per tutte le P.A. con più di 200 dipendenti, superata dalla legge delega che lo prevede senza alcun limite minimo o massimo di dipendenti. Nulla invece viene stabilito per quanto riguarda il ruolo del disability manager, al di fuori dell’ambito pubblico. L’auspicio è che i decreti attuativi della legge delega possano sanare questa carenza.

La seconda è che prevedendo la legge delega anche la figura dell’accessibility manager, figura professionale specializzata sui temi dell’accessibilità, sarebbe forse opportuno, anche per non moltiplicare le figure professionali prevedere che sia lo stesso disability manager ad occuparsi anche di accessibilità, dando maggiore attenzione a come implementare questa figura e questo ruolo nelle realtà in cui prevalgono le piccole e medie imprese.

Lo strumento dell’accomodamento ragionevole importante perché risulta un compito specifico del disability manager in quanto la legge delega prevede che esso dovrà essere nominato “anche al fine di garantire l’accomodamento ragionevole”. Accomodamento ragionevole che è uno strumento essenziale definito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, per garantire alle stesse la piena uguaglianza con gli altri lavoratori, specificando che tale ordine di accomodamenti riguardano solo l’ambiente di lavoro e che include sia la modifica dell’ambiente fisico e/o degli strumenti di lavoro sia modifiche del processo lavorativo, dell’orario di lavoro e dell’organizzazione lavorativa.

Il testo è la trascrizione dell'intervento di Alessandro Manfredi, presidente LEDHA durante il convegno organizzato dal Movimento 5 stelle "Disabilità e lavoro. Equità ed inclusività nelle organizzazioni pubbliche e private" che si è svolto al Consiglio regionale della Lombardia l'11 maggio 2022.

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