Il “dopo di noi” s'impara: la legge c'è, cosa resta da fare? Il punto di Luiss e Anffas

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“Disabilità e legge sul dopo di noi” è il titolo dell'incontro organizzato nell'ambito del Corso di perfezionamento su Terzo settore, imprese e benefici sociali, in collaborazione con Luiss Dream, Anffas e UniCredit. Un'occasione per capire a che punto siamo

ROMA - “Disabilità e legge sul dopo di noi”: è il titolo dell'incontro che si è svolto oggi, online e in presenza organizzato dall'università Luiss, nell'ambito del Corso di perfezionamento su Terzo settore, imprese e benefici sociali, in collaborazione con Luiss Dream, Anffas e UniCredit. Ad aprire i lavori, il ministro per le disabilità, Erika Stefani, che ha evidenziato come l'evento di oggi rappresentasse un passo importante per promuovere i paradigmi della Convenzione Onu rispetto al diritto di ogni persona con disabilità all'autodeterminazione e alla partecipazione attiva delle stesse.
 
"Occorre lavorare insieme alle istituzioni, agli enti del Terzo Settore e alle famiglie per avviare un percorso di crescita e rispondere ai bisogni delle persone con disabilità – ha detto - Ciò anche attraverso il lavoro svolto nell'ambito della Legge delega sulla disabilità che, approvata ieri alla Camera alla unanimità, è un momento significativo per le politiche per le persone con disabilità. I principi del dopo di noi prevedono che si passi da un approccio di protezione a uno di partecipazione. È necessario passare da un welfare per la persona a un welfare con la persona. La riforma del Dopo di noi è fondamentale da inserire all’interno del Pnrr. Una riforma che sa da fare, qualsiasi sia il governo, è una battaglia di tutti. Serve ragionare sul protagonismo della persona, sullo sviluppo di un welfare moderno e flessibile e su una maggiore cooperazione tra Istituzioni e Terzo settore. Le riforme camminano sulle gambe dei denari, servono investimenti. La legge sul dopo di noi è ben fatta ma deve essere conosciuta e digerita. Vanno costruite le infrastrutture con un partenariato pubblico-privato che metta in relazione Istituzioni e Terzo settore con un impianto diverso. Infine, c’è bisogno di professionalità e le università possono fare molto per far sì che il mondo delle disabilità non resti autogestito".
 
"La recente approvazione da parte della Camera del disegno di legge delega in materia di disabilità è un evento straordinario che testimonia finalmente l'attenzione della politica sul tema della disabilità”, ha detto il presidente nazionale Anffas, Roberto Speziale, ricordando l'importanza che per la rete riveste la tematica del dopo di noi e rinnovando l'impegno nel difendere, promuovere e garantire a tutte le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, dignità, diritti e qualità di vita. “Oggi, esprimendo il nostro orgoglio di essere italiani e di aver portato avanti un percorso così importante per l'inclusione delle persone con disabilità, reiteriamo la nostra volontà a percorrere questa strada – ha assicurato - Perché Anffas non si ferma e continuerà a sollecitare le istituzioni, il Terzo Settore e la comunità per vedere finalmente attuati quei paradigmi della Convenzione Onu anche rispetto al diritto di ogni persona con disabilità di essere libera di scegliere dove, come e con chi vivere".
 
"La legge n. 112/2016 permette un modello alternativo per promuovere la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità e il passaggio da una concezione di residenzialità a case di abitazione (co-housing), volto a migliorare la qualità di vita delle stesse persone con disabilità e dei loro familiari”, ha sottolineato nel suo intervento Marco Bollani, direttore della cooperativa “Come Noi”.
 
Presente ai lavori della tavola rotonda "E se domani... è oggi?", il presidente della Fondazione Nazionale Anffas "Durante e Dopo di Noi", Emilio Rota, che ha illustrato quanto finora fatto sul tema della legge 112/2016 e l'importanza di un ribaltamento del sistema che prenda finalmente in carico la persona con disabilità e i suoi familiari in tutte le fasi della vita. Il tutto a partire proprio dal "durante noi" e arrivare per tempo al "dopo di noi". Perché “la vita corre in fretta, i nostri figli li vediamo bambini un giorno, e il giorno dopo sono adulti – ha concluso Rota - Perché loro potranno per noi rimanere eterni bambini, ma noi invecchiamo e non saremo più in grado di aiutarli. Dobbiamo prendere consapevolezza ed agire per migliorare la qualità di vita, in tutti i suoi aspetti, di tutti".

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